giovedì 7 agosto 2014

TEMPO LIBERO O CONDIZINATO?

Equilibrio tra ambiente e personalità. Dalla Trascendenza la vera scelta
Il problema del tempo libero è divenuto rilevante nella nostra società. Ma anche nell’età greco-romana non era sconosciuto e ci si occupò del tempo libero indipendentemente dagli sviluppi della tecnica. Pure  gli schiavi avevano diritto al tempo libero e in alcune circostanze era severamente proibito farli lavorare.
Aristotele intuì che il tempo libero è la sorgente di ogni forma di cultura e di civiltà.
I Greci dice Aristotele “tentarono ogni ramo del sapere” perché consideravano il “sapere” il tratto più caratteristico dell’essere umano. L’uomo naturalmente vuol sapere (dapprima disinteressatamente) e ciò dimostra in lui la realtà dello spirito che, avendo proprie esigenze, rivela anche le proprie finalità che vanno oltre la materia aprendosi all’Infinito.
Svilupparono tutte le scienze e soprattutto la filosofia  con la quale si intende ogni razionale concezione generale della realtà e della posizione dell’uomo in essa. Un sapere non remunerativo in senso materiale, ma utile, anzi necessario, per vivere bene come impone la presenza dello spirito nella persona.
Il carattere unitario della filosofia di Aristotele non trascura le specializzazioni derivate dallo sviluppo delle singole discipline. Con l’ellenismo si attribuisce alla riflessione filosofica il compito di orientare e guidare il comportamento individuale.
Però la vera filosofia è una sola ed è falso che ogni tempo deve avere “la sua filosofia”, come se l’intelletto umano fosse costituzionalmente incapace di cogliere “l’essere in sé delle cose”: quello vero per tutti, ovunque e sempre.
Lo storicismo, che considera la verità figlia del tempo, contraddice se stesso, come del resto ogni teoria che presume di negare il valore del pensiero: chi non è certo, è preferibile che taccia.
Per lo storicismo ogni evento particolare è sempre giustificabile solo per la ragione che accade, indipendentemente da ogni suo rapporto ad una Norma assoluta che lo trascenda. Tale coincidenza del “valore” col “fatto” implica la soppressione di ogni vero valore di qualsiasi fatto; quindi un giudizio pessimistico della vita perché appunto lo storicismo quale disumana forma d’immanentismo ateo, è negatore del diritto, dissolto nel fluire dell’esistenza.
Ogni nefandezza se accade, giustifica se stessa con conseguenze inimmaginabili per la dignità umana e il creato.
La filosofia è una, come una è la realtà di cui si interessa; e uno è il punto di vista da cui si pone per interpretarla: l’e s s e r e, oggetto della Metafisica.
Non si dà dunque filosofia che non sia metafisica, che possa cioè procedere prescindendo dall’essere; il quale essendo esclusivamente intelligibile, supera la sfera dei fenomeni, ossia il campo di tutte le scienze sperimentali.
Però la metafisica trae l’essere non dalle idee o da giudizi e teorie preconcette dei “filosofi” bensì dall’essere dell’esistente che, all’inizio di tutta la ricerca, è offerto dai sensi esterni e che è il fondamento primo della filosofia realistica. Filosofia avente per oggetto la verità oggettiva delle cose, non le interpretazioni dei filosofi, anche se lo studio dei loro contributi favorisce la ricerca filosofica.
Solo la riflessione metafisica è onnicomprensiva e definitiva nello sforzo di una interpretazione unitaria e globale delle “cose”, tenendo presente che l’ente più reale d’ogni altro è la persona.
Ora, se onnicomprensiva e definitiva, solo la metafisica dà il vero senso e valore della realtà, però nelle scuole italiane viene trascurata con grave nocumento della formazione dei giovani.
Che cosa c’entra la filosofia col tempo libero?
Serve per impostare bene la propria vita: solo considerando il vero senso della realtà, grazie ad una realistica comprensione comprensiva, può essere fatta una migliore scelta per dirigere bene il proprio comportamento. E  solo una scelta convinta su basi reali e spirituali diventa personale senza cadere nello sfruttamento e nel plagio. La persona non si fa rubare il proprio bene: là dove il tempo libero è del tutto mercificato non è vero tempo libero.
Accanto a una maggiore disponibilità di tempo è sorta una vera e propria industria del tempo libero diretta, da un lato, ad assecondare talune scelte individuali fornendo le strutture e i mezzi per la loro realizzazione e dall’altro ad offrire essa stessa modalità di impiego del tempo libero con lo scopo, più o meno esplicito, di condizionare la scelta “soggettiva” dell’utente, visto come un consumatore da indurre a compiere scelte uniformi, vissute come scelte elettive e personalizzanti.
Il tempo libero è l’attività che pone un uomo al di fuori del compimento del suo ruolo funzionale nella società e la sua pianificazione è considerata come una funzione delle condizioni ambientali e delle condizioni della personalità. Vi sono forme diverse  di pianificazione del tempo libero come per esempio un divertimento sfruttato con intelligenza oppure una serie di occupazioni passivamente subite anche in vacanza.
Ora, se non basta a volte la vita per far arguire la Trascendenza, è sufficiente la morte per indurre chiunque ad affermarla, scoprendo la radicale inconsistenza delle cose, la miseria infinita dell’uomo: chiunque egli sia, quali che siano i suoi talenti, i suoi meriti. La morte, infatti ristabilisce l’equilibrio, quale nessuna di tutte le possibili rivendicazioni e rivoluzioni sociali potrà mai realizzare.
Essa suggella l’opera di una Provvidenza che a ciascuno dà il s u o, rivelandosi inesorabile soprattutto nel confondere la presunzione e la protervia dei malvagi. Per tutto ciò il messaggio della morte non è quello della f i n e, ma annunzio di liberazione, quindi invito alla saggezza, la quale non è apatia, ma moderazione; non rinunzia , ma equilibrio; non fuga, ma sintesi nella subordinazione del temporale all’eterno.
Essa insegna, allora, “l’uso” del relativo (perché “mezzo”) per disporre al conseguimento gioioso dell’assoluto (ossia del “fine”).
Gesù non biasima né affetti né piaceri né ricchezze anche se ne indica i pericoli; ma è severo nel condannare quell’assolutizzazione di tali beni che impediscono la visione dei più veri e ne soffocano il desiderio: “Non è possibile servire a due padroni”.
Al riguardo una decisione radicale è indispensabile per ristabilire un equilibrio interiore e razionalizzare ogni scelta particolare.
Stando così le cose occorre uno stile di vita non dipendente da un condizionamento meccanico operato dall’ambiente circostante. La persona deve rendersi capace di utilizzare le risorse di ciò che la circonda in funzione dei bisogni e delle aspirazioni giuste ed equilibrate della propria personalità.
All’interno di questo processo si operano le scelte soggettive quelle che caratterizzano il vero tempo libero: una gerarchia tra le attività fisiche, intellettuali, sociali; una distribuzione del proprio tempo in modo da rendere equilibrato il rapporto con il gruppo, l’altro, se stessi; un arricchimento della vita quotidiana saldamente integrata in un universo di sani principi culturali, sociali, politici, religiosi ecc.
Le condizioni di sottosviluppo culturale, sportivo, ricreativo, ludico in cui versa la fruizione del tempo libero poggia su un sistema scolastico di base incapace di fornire a tutti adeguate competenze di partenza anche per colpa di genitori poco formati, dei mezzi di comunicazione di massa che comunicano poco o niente di positivamente buono e di cattivi esempi politico-sociali incapaci di far acquisire e usare strumenti culturali che umanizzano l’individuo umano.
                                                                                                        Francesco Recchia
                                              

venerdì 1 agosto 2014

LIBRI-libri

La vita in tempo di pace, di Francesco Pecoraro.
SINOSSI
L’ingegner Ivo Brandani è sempre vissuto in tempo di pace. Quando il libro incomincia, il 29 maggio 2015, Ivo ha sessantanove anni, è disilluso, arrabbiato, morbosamente attaccato alla vita. Lavora per conto di una multinazionale a un progetto segreto e sconcertante, la ricostruzione in materiali sintetici della barriera corallina del Mar Rosso: quella vera sta morendo per l’inquinamento atmosferico. Nel limbo sognante di un viaggio di ritorno dall’Egitto, si ricompongono a ritroso le varie fasi della sua esistenza di piccolo borghese: la decadenza profonda degli anni Duemila, i soprusi e le ipocrisie di un Paese travolto dal servilismo e dalla burocrazia, il sogno illusorio di un luogo incontaminato e incorruttibile, l’Egeo. E poi, ancora indietro nel tempo, le lotte studentesche degli anni sessanta, la scoperta dell’amore e del sesso, fino ad arrivare al mondo barbarico del dopoguerra, in cui Brandani ha vissuto gli incubi e le sfide della prima infanzia. Chirurgo e torrenziale, divagante e avvincente, “La vita in tempo di pace” racconta, dal punto di vista di un antieroe lucidissimo, la storia del nostro paese e le contraddizioni della nostra borghesia: le debolezze, le aspirazioni, gli slanci e le sporcizie, quel che ci illudevano di essere e quel che alla fine, nostro malgrado, siamo diventati.
NOTA CRITICA
Ambientato nell’epoca di una Roma, luogo di nascita di Ivo e “refrattaria ad ogni idea di ordine, di giusto, di ben fatto”, il romanzo è un flusso di coscienza che scorre lungo le sue cinquecento pagine, la cui nota emotiva dominante è rappresenta da una serie di difficoltà psicologiche che vanno dalla ipersensibilità, all’inerzia, che rendono l’io narrante un soggetto insicuro, mediocre, inetto,ossessivo perseguitato dalla catastrofe. Da questa breve analisi  del comportamento, viene fuori certamente un personaggio originale, figlio come tanti di noi delle contraddizioni e della sensibilità del nostro dopoguerra, che ha la capacità di scavare prima dentro di sé e poi di analizzare con chiarezza lo spettacolo misero offerto da una società, in cui nulla più di vivo è rimasto.  
  Un libro intenso, interessante, di grande qualità che tratta più di natura che di storia e soprattutto analizza e mette in evidenza il comportamento nevrotico dell’ingegnere Ivo Brandani, simbolo, questi, della fragilità psicologica degli esseri umani soggetti biologici che, come tutti i microrganismi della natura, non possono sottrarsi al dolore psichico senza alcun risarcimento morale.
                                                                                                               E.C.

 

 

venerdì 4 luglio 2014

LIBRI-libri

La terra del Sacerdote, di Paolo Piccirillo.
  Sinossi
È notte e la ragazza corre nella campagna buia più veloce che può, senza voltarsi indietro. È finalmente riuscita a scappare dalla gabbia in cui la vecchia la teneva prigioniera. Il vento gelido le taglia la faccia e la terra brulla i piedi, ma quasi non se ne accorge, perché il dolore delle doglie la rende insensibile a tutto il resto. La ragazza si accascia, urla e partorisce, ma a quell’urlo di dolore ancestrale non segue nessun pianto che annunci la vita. La scia il neonato morto sotto un albero e prosegue fino a un fienile dove spera di potersi nascondere e riposare. La ragazza non lo sa ma la terra su cui sta cercando rifugio è conosciuta da tutti come  “la terra del Sacerdote”. Agapito è un uomo burbero e solitario, arido e secco come la sua terra, violento e duro come l’inverno degli Appennini. Tanti anni prima aveva provato a fuggire la povertà della sua terra, il Molise, emigrando in Germania; lì era divenuto sacerdote ma ormai di quel saio e della promessa fatta prendendo i voti è rimasto solo un soprannome. Dalla Germania è tornato con un segreto troppo grande e ha barattato il suo silenzio con la terra su cui vive. Una terra maledetta che no dà frutti, morta come la sua anima. Quando Agapito scopre la ragazza nascosta nel fienile si trova di colpo al centro di un affare più grande di lui; la ragazza è Flori un’immigrata clandestina, portata con l’inganno dall’Est dell’Europa e costretta a ripagare il passaggio in Italia in modo disumano: rinchiusa come un animale in gabbia e utilizzata per partorire figli da destinare all’adozione o al traffico d’organi. Agapito è incuriosito da quella ragazza, tanto strana da riuscire addirittura a far crescere qualcosa sulla sua terra e decide di non mandarla via di subentrare ai precedenti “carcerieri” mettendo a disposizione della malavita la sua casa e la sua proprietà come “allevamento” per questa e per altre ragazze. Da quel momento Agapito si troverà di nuovo chiamato a fare con le proprie scelte e con la propria anima, o almeno con quell’unico briciolo non ancora barattato con il pane e la sopravvivenza quotidiana. Alla fine proverà a salvare una vita e non a toglierla, come accadde in Germania, provando a da tutto se stesso per amore di qualcun altro. Le regole del potere però sono antiche e le persone vivono da troppo tempo piegandosi alla legge del più forte. È così che una storia di sopraffazione e violenza non può trovare uno sbocco pacifico solo attraverso una redenzione personale: anche la fede in nuove possibilità deve sanguinare e lottare.
   Nota critica
La Terra del Sacerdote, opera seconda di Paolo Piccirillo, è un romanzo originale, coraggioso (anche troppo), che racconta una vicenda drammatica, ambientata  in una poverissima e arida campagna molisana, dove non sembra aver domicilio psicologico per i sentimenti positivi quali l’affetto, la tenerezza, l’amore, dove lo stesso comportamento degli uomini richiama molto da vicino quello primitivo, selvatico. Ben scritta alternando l’utilizzo della lingua italiana al largo uso del dialetto molisano con l’aggiunta di qualche frase in tedesco, la storia si sviluppa  lungo un lento percorso, un viaggio analitico di ritorno dell’io narrante verso la riconquista dei sentimenti positivi che purificano e perdonano, quando ogni  tassello prende il suo posto giusto nel puzzel drammatico.      
                                                                                                                                                             E.C.

 

 

lunedì 30 giugno 2014

POLITICA IN CRISI

Renzi forse scaccerà la crisi, ma in realtà i numeri invitano ad essere più cauti.
Per questo non bisognerebbe creare aspettative eccessive.
L'Italia sta riuscendo a mettere sotto controllo qualche sintomo dei suoi mali, ma debito pubblico e corruzione, lenta burocrazia, tasse elevate e mercato del lavoro, così come è strutturato ora, restano un peso che frenano una ripresa che sarebbe l'unica a ridare al Paese un po' d'ossigeno e di lavoro.
Sul carro del vincitore stanno salendo in molti ed è probabile che alcuni siano sostenitori della spesa pubblica o collettori di tangenti.
In Italia le elezioni europee hanno mostrato un tasso di partecipazione elettorale più alto della media europea, un ridimensionamento delle forze più populiste e una sorprendente affermazione del Pd che ha sempre puntato sul rafforzamento dell'Europeismo.
L'Italia aiuta l'Europa a contenere il movimento degli euroscettici. I movimenti populisti in Europa sono molteplici e presenti in molti paesi europei, e l'antieuropeismo è il loro collante fondamentale.
Tutti questi predicano in sostanza il ritorno agli Stati nazionali con la chiusura delle frontiere e una politica doganale protezionistica.
Per essi il nemico è l'Europa che però ha garantito una pace stabile ed uno sviluppo economico innegabile fino al momento della crisi finanziaria.
Il mito delle “piccole patrie” è stato screditato dalla storia.
Con la soluzione dei vari nazionalismi è errato rispondere ai problemi della globalizzazione che non si può evitare ma solo fronteggiare con mezzi opportuni ed efficaci. Gli europei devono convincersi sempre più che solo con la realizzazione dello Stato federale europeo non scompariranno dalla storia. La stessa Germania è troppo grande per l'Europa ma troppo piccola per il mondo. È stato fatto l'euro, ma non l'Europa.
L'Italia ha assunto dal primo giugno per un semestre la presidenza del Consiglio dell'Unione per cambiare l'Europa rilanciando l'occupazione riavviando la ripresa e la crescita.
La vera sfida di Renzi comincia qui: dare speranza con fatti concreti, risultati.
Dovrà lottare contro la laicizzazione della politica che è divenuta meno ideologica, più attenta ai contenuti nell'attesa che riacquisti anche vere idealità morali e spirituali senza le quali non si va da nessuna parte.
I partiti, infatti, sono sempre più gusci vuoti, avulsi dalla società, luoghi di produzione di carriere, organismi più attenti alla propria roproduzione che alla produzione di politiche dotate di senso.
Tutto ciò ampliato dai fenomeni degenerativi delle malversazioni, della commistione tra politica
ed affari. L'immoralità dal tempo della prima tangentopoli non si è mai fermata e in nuovi episodi di corruzione sono incappati i politici ed amministratori.
L'Italia attrae sempre meno capitali esteri a causa della cattiva reputazione accumulata negli anni per corruzione diffusa, scandali politici, lungaggini burocratiche, condizionamenti malavitosi. La politica deve rifondare i propri fondamenti. Tra tasse e corruzione non c'è pace per gli italiani onesti tartassati più del dovuto per colpa dei furbi.
In questa situazione un calcio all'Europa potrebbe tradursi nell'autogol più clamoroso di tutti i tempi anche perché la questione italiana è tutt'altro che risolta. L'Europa ci guarda perché i nostri conti ancora non tornano. Il Pil non cresce, anzi: il che rende aleatorie tutte le previsioni di crescita, aprendo la strada a nuove manovre (= tasse).
È certo fino a quando qualcuno vorrà togliere i privilegi pubblici!
L'Inghilterra nel 2010 stava come l'Italia, ma tagliò la spesa ministeriale del 19% (a esclusione della sanità). In Italia la stessa spesa è cresciuta.
Questi fatti durano a morire anche dopo il voto europeo.
Più Europa ci vuole, sia pure tutt'altra Europa che quella targata tedesca.
È opinione comune che l'Unione sia fonte di ogni male, ma è un'opinione indotta subdolamente per nascondere sotto il tappeto la sporcizia di responsabilità puramente nazionali. Che cosa c'entra l'Europa con il nostro smisurato debito nazionale, con il malaffare e la corruzione dilaganti, con gli sprechi diffusi, con le mancate riforme della giustizia civile e pubblica amministrazione?
Invece di inveire contro l'euro e l'Europa sarebbe meglio riordinare davvero le nostre istituzioni economiche e politiche; adeguare le istituzioni locali dei centri di spesa, le banche e i settori della burocrazia che scambiano i servizi pubblici con il tornaconto dei singoli; semplificare il groviglio di leggi in cui guazzano la cattiva burocrazia e le malversazioni; lottare seriamente contro l'evasione. Si potrebbero risparmiare risorse finanziarie da trasferire alle politiche sociali e alla ricerca.
Ė l'unica strada per recuperare stima e credibilità a livello europeo e mondiale.
I luterani alla Germania hanno insegnato il dovere nell'impegno politico e nel lavoro finalizzati al bene comune, anche noi abbiamo bisogno di valori più solidi come gli anni Cinquanta quando i valori umani furono decisivi nella ricostruzione dopo la guerra.
Non è un appello alla generica virtù: i valori sono le persone che li incarnano e qui si ritorna come sempre all'educazione-formazione e quindi alla scuola e alle altre serie istituzioni formative. Non basta più la sola moralità se non è agganciata alla spiritualità.
Lo Stato può ricevere dall'autorità religiosa e spirituale una proiezione finalistica della politica per risolvere in maniera più corretta ed esauriente il rapporto tra autorità politica e persona umana. Lo Stato ha come scopo di creare le condizioni sociali e comunitarie in cui ogni uomo possa attuare la sua perfezione integrale voluta dal Creatore e di cui tutti alla fine devono rispondere.
Comunque i principi fondamentali da applicare alla società politica si riassumono nella dignità della persona e nel primato del bene comune.
“Le regole ci sono, il problema sono i ladri” dice Renzi. Ciò conferma che la buona educazione (= rispetto della persona e del fine del bene comune) in Italia si è persa specialmente nella maggior parte delle classi dirigenti politiche, amministrative, imprenditoriali, sociali.
L'etica pubblica e la cultura della legalità sono latitanti in tutto il nostro Paese (altro che “Roma ladrona” della lega di Bossi).
“I ladri vanno cacciati dalla politica” dice Renzi, ma dalle parole bisogna passare ai fatti.
Epperò le leggi non bastano, deve cambiare il modo d'essere dell'opinione pubblica che spesso ammira chi ruba e non si fa scoprire. Occorre che cambino la mentalità e il costume correnti.
Le persone non devono guardare al “particulare” individuale, di famiglia, di partito, di “Padania” etc., ma all'interesse dell'intero Paese.
L'Italia ha bisogno del Mezzogiorno per esprimere tutto il suo potenziale in termini di capitale umano, di risorse ambientali, di turismo, di agricoltura ed energie rinnovabili eco-compatibili. Il Paese ha urgente bisogno di crescere e crescerà di più se ridurrà il divario tra Nord e Sud altrimenti il suo declino diverrà inarrestabile.
Ancora il Sud ripercorre un calvario di esodo che sarebbe destino se non dipendesse dalla politiche a suo danno.
Continuando di questo passo l'esercito dei senza lavoro toccherà livelli da rivolta sociale. La Corte dei Conti ha detto basta con le tasse spropositate che frenano ogni speranza di rinascita nazionale.
I nuovi gruppi dirigenti devono sconfiggere la vecchia antropologia puramente materialista, una burocrazia che frena e un sistema fiscale ossessivo che stanno soffocando e bloccando il nostro Paese.
Il “semestre europeo” rappresenta una grande opportunità per l'Italia e per l'Unione nel suo insieme per rimettere al centro dell'attenzione le riforme necessarie per il ritorno alla crescita.
È un'occasione da non perdere per l'Europa, per l'Italia, per il sud.
                                                                       Francesco Recchia

 

 

 

domenica 22 giugno 2014

EMOZIONI E IMMAGINI

Ho già detto, in precedenti interventi sulla produzione creativa, che Enrico Bagnato è un artista fecondo e poliedrico, che spazia dalla poesia al dramma, con “LA MOGLIE DI SIR WILLIAM”, Gruppo Poeti La Vallisa, 2014, ci regala una doppia raccolta di poesie (2009 – 2013), la prima, che dà il titolo all’intero libro, “La moglie di Sir William” che comprende 40 composizioni; la seconda, col titolo “Tra foglia e foglia”, che comprende 31 poesie.
  Il volume, la cui copertina offre l’immagine tratta da un dipinto di Van Dick, “I coniugi Arnolfini”, mi sorprende piacevolmente per la brillante idea di raccontare il viaggio interiore <<a tappe>> dell’io poetico da un tema all’altro, passando senza alcuna violazione semantica dall’amore come dono quotidiano; alla natura nelle molteplici immagini dei suoi componenti; alla società odierna come civile impegno o solidarietà; alla religiosità come sentimento laico; alle difficoltà di vivere come analisi di particolari stati d’animo, suscitando emozioni e riflessioni. Temi questi affrontati con cipiglio e descritti con parole agili, essenziali e profonde, che mettono in evidenza, con sicurezza, il nucleo principale del messaggio poetico e giungono dirette alla mente e al cuore del lettore.
  Passando all’esame dei singoli temi, cercherò di evidenziare, nello spazio di questa recensione, alcuni elementi o immagini di particolare intensità emotiva che caratterizzano i suoi versi.
   Ai pressanti richiami di Cupido, il poeta risponde con  versi dedicati alla sua donna “ideale”; versi piani, ricchi di sana e viva passione, che sembrano scorrere via come pensieri sottovoce dell’autore, tra sé e sé:”Voglio farti fiorire/ come una rosa al sole/ sotto un fuoco di baci”, VOGLIO FARTI FIORIRE, pag.64; e dopo alcune pagine, un canto dolce di speranza per lenire le sue delusioni sentimentali:”Lontano amore/ amore lontano/ oh quanto tempo e spazio/ ci separano/ Dove sei non so/ non so come raggiungerti/ Tra noi il vuoto dell’assenza…”, LONTANO AMORE, pag.104.   
    La capacità di Bagnato di analizzare gli elementi della natura, va oltre la pura descrizione visiva. È piuttosto l’intimo bisogno di rendere concreto la profonda sensibilità e l’amore autentico e puro per tutte le creature del creato. Leggiamo alcuni versi:”Neve di seta su bruni/ dorsi di colli pettini/ di rami e nudi tronchi/costeggia sinuosa la strada/ che sale verso cime imbiancate./ Gelida un’aria/ esplosa di luce e vento/ accompagna l’ascesa/ fino agli impianti./ Dove tra riflessi di sole e ali d’ombra/ sgrana un laico rosario/ la seggiovia triposto”, VALLE DELLE GRAVINE, pag.75 e ancora “Un gatto rosso/ dal piumoso pelo/ occhi verdi attrice/ seduto in attesa/ dinanzi alla porta a vetri/ di una salumeria…”, GATTO ROSSO, pag. 87.
   Nella poetica di Bagnato la società contemporanea occupa un spazio privilegiato  e in modo particolare quella dei territori dove vige un clima di violenza fisica e psicologica. Ma se l’odio genera sopraffazione, l’amore è l’unica forza che dà libertà e dignità agli umani:”Il paradiso dei poveri è l’amore/ Sbarcano da un gommone/ disperati in fuga, si accalcano/ sulla banchina del porto, a Lampedusa/ Tra essi, un ragazzo e una ragazza di colore/ amorosamente si parlano e sorridono./ Scorgo in entrambi la quintessenza della felicità./ Il paradiso dei poveri è l’amore.”, IL PARADISO DEI POVERI, pag.65.
  L’aspetto spirituale è un tema presente nella produzione creativa di Bagnato, inteso non nel senso confessionale bensì laico,cioè come religioso amore per le nostre sensazioni e per le nostre emozioni, esempio:”Non prendiamoci in giro, Signore./ Tu mi conosci bene/ e io so il mio dovere. Però…/ Tra noi resta un però…/ Sta di fatto che io/ incontrovertibilmente/ resto in credito nei tuoi confronti/ come tutti i non responsabili/ del proprio esistere…”, PREGHIERA LAICA, pag. 51.
   Diverse per contenuto e per riflessioni sono le poesie che veicolano il tema esistenziale ossia la quotidiana fatica di  vivere, la ricerca di nuove armonie ottenibili e praticabili,  la volontà di riconoscersi in ciò che autentico e umano sono analizzate e messe in evidenza con viva energia di pensiero e di emozioni. Ne sono esempio:”Siamo viaggiatori, pellegrini/ in nessun luogo appagati./ Non ci incatena bellezza/ sempre nuove figure d’armonia/ spronati a cercare…”, SIAMO VIAGGIATORI, pag.48 e di seguito:”Incontro si trascina un vecchio/ con stenti passi,/ appoggiato a un bastone/ e mi fissa con uno sguardo spento./ In lui come in uno specchio mi rifletto, benché non  trascini il passo,/ non mi appoggi a un bastone/ ed abbia vispo l’occhio…”, COME IN UNO SPECCHIO, pag.101.
  Temi, o motivazioni diverse, dunque, guidano il lettore lungo il viaggio del racconto poetico in apparenza senza alcun legame tra loro; esse invece procedono tramite mini esplosioni emozionali, un chiaro filo rosso che  senza retorica o artificio letterario dà unità e scaglie di luce a un bisogno di affermare le certezze dell’uomo contro le impossibilità e le negazioni della vita.
                                                                                         E. C.

 

      

lunedì 9 giugno 2014




IL MOVIMENTO INTERNAZIONALE "DONNE E POESIA" 

    in collaborazione con 
 
SINDACATO NAZIONALE SCRITTORI - SEZIONE       “PUGLIA - BASILICATA” 
             Membro European Writers’ Council 
 
                             Presentazione libro 

 Scritti di psicocritica - Profili psicologici di poeti e narratori italiani contemporanei 

 di Enrico Castrovilli Psicologo e Scrittore



Sabato 31 maggio si è tenuta a Bari la presentazione del libro "Scritti di psicocritica - Profili psicologici di poeti e narratori italiani contemporanei" dello scrittore e medico psicologo Enrico Castrovilli.
Dopo una breve introduzione della Professoressa Anna Santoliquido sulla vita dell’autore del libro, lo scrittore e. BAgnato ha illustrato il testo ponendo l’attenzione sulla diversificazione dei termini “ Psicologia – Psicanalisi e Psicocritica “. A parere di Bagnato l’autore Enrico Castrovilli ha saputo cogliere nei testi degli autori da lui affrontati quegli aspetti che noi non saremmo stati in grado di capire. Successivamente la prof.ssa Santoliquido ha posto allo scrittore Castrovilli la domanda se la critica da lui svolta è incentrata sui personaggi presenti in un’opera o sull’invenzione dell’autore. Castrovilli rispondendo sottolinea come ogni scrittore abbia una sua psiche  e pertanto i suoi personaggi sono l’espressione dell’autore stesso. Il Castrovilli evidenzia come gli autori presenti nel testo sono stati messi in quell’ordine (da Gadda a Sangiorgi) perché rispondenti ad uno specifico significato. Durante la serata sono state lette alcune poesie dello scrittore Enrico Bagnato e del prof. Castrovilli. Successivamente è intervenuto il prof. Giancane elogiando il lavoro svolto dal Castrovilli in quarant’anni di studio e ricerca sui testi e sugli autori, evidenziando l’originalità di questo studio. Sono seguiti numerosi dibattiti tra l’autore ed il qualificato pubblico intervenuto alla serata. A conclusione della presentazione, la prof.ssa Santoliquido ha presentato il Movimento Letterario Salentino, fondato e presieduto dal professore Castrovilli, invitando la segretaria, la pittrice Antonella Miccoli, ad illustrare l’attività svolta dal Movimento stesso ed i progetti futuri, tra i quali la prossima mostra di pittura e poesia.  
                                                                                      La Segretaria del MLS
                                                                                          Miccoli Antonella












martedì 3 giugno 2014

LIBRI-libri

BELLA MIA di Donatella Di Pietrantonio.
  Sinossi
La storia di una giovane donna che suo malgrado si ritrova a rivestire il ruolo di madre, nonostante quell’idea di sé fosse stata già da tempo abbandonata, con un adolescente taciturno e scontroso, che è quasi uno sconosciuto. È ciò che succede alla protagonista e voce narrante di questo romanzo di intensità e dolore  crudele, quando Oliva, la sorella gemella, che sembrava predestinata alla fortuna, rimane vittima del terremoto de L’Aquila, nella notte del 6 aprile del 2009. Il figlio Marco viene affidato al padre, musicista di fama che vive a Roma, che però non sa come occuparsene. Perciò spetta alla protagonista e alla madre anziana prendersi cura del ragazzo, trasferite nelle C.A.S.E. provvisorie degli sfollati. Da allora il tempo trascorre in un lento e tortuoso processo di adattamento reciproco, durante il quale ognuno deve affrontare non solo il trauma del presente ma anche di tutto il passato. Ed è proprio nella nostalgia dei ricordi, nei piccoli gesti gentili e nelle attenzioni di un uomo speciale, che può nascondersi l’occasione di una possibile rinascita.
  Nota Critica
Ambientato a L’Aquila, BELLA MIA è una cronaca interiore che percorre un sentiero narrativo lungo e tortuoso nel tentativo di riadattare, di reinventare,di ricostruire e di ricercare una nuova esistenza dei personaggi principali della vicenda e dei comprimari. Inoltre, l’io narrante mette in luce, come in tutte le vicende drammatiche, estreme, l’inquietudine, l’emozioni, le paure e il recupero delle forze psichiche che alcuni animi femminili hanno la capacità innata di mettere a disposizione.  Scritto con una prosa sintetica, vagliata con saggezza, poetica, che a tratti ha il timbro della prosa lirica, Donatella ci parla di un comportamento di una donna, la protagonista, sostenuta da un sentimento amoroso profondo e altruista e spinta  da una segreta fiducia nel futuro, nella quotidiana lotta per sopravvivere, per rielaborare il lutto e la solitudine, per ricostruire il tessuto intimo degli affetti familiari e quelli sociali. Pur nelle presenti difficoltà soggettive e oggettive, sostenute da paure motivate e da dubbi di immaturità psichica dinanzi a problemi psicoeducativi di crescita di Marco, figlio della sorella  gemella deceduta durante il terremoto, infondo al tunnel della disperazione appare, la speranza, il desiderio, la volontà di far risorgere.
  In ultima analisi, la storia ci parla di dolore, ma c’è anche il coraggio e la forza di un grande amore contagioso che danno la capacità di affrontare e di superare le avversità della vita .
                                                                                                        E.C.