venerdì 15 febbraio 2019

LA DELUSIONE E' UN SENTIMENTO DI TRISTEZZA


  La delusione, frammento costitutivo della nostra vita, è un sentimento di tristezza e di dolore. Origina quando le attese, le speranze rimesse in qualcosa o in una persona non trovano verifica nella realtà.
 Non sempre quando rimaniamo delusi riusciamo ad accettare la botta. Crediamo che tutti gli avvenimenti negativi, grandi e piccoli, succedono solamente a noi. Ciò nonostante, anche se la delusione è tra i sentimenti umani una che ferisce profondamente l’anima, se arriviamo  a considerarla come qualcosa naturale che può accadere a tutte le persone, certamente otteniamo di smaltirla dalla nostra mente con più facilità.
 Senza dubbio, alcune conversazioni con degli amici o conoscenti sulla delusione di certi comportamenti danno una mano a scaricarci, sicuramente, ma nel contempo non fanno altro che farci precipitare ancora di più. Continuare a replicare quanto siamo restati delusi e quanto taluni  soggetti si siano comportati malamente con noi sarà utile soltanto a far bruciare ancora di più quel disinganno.
 Se a volte qualche persona ci ha deluso, se ci ha preso in giro,  possiamo confessarlo benissimo agli altri, ma nel contempo non mutiamoci in vittima. Buona norma è quella di non continuare a riflettere e a non annodarla al dito, diversamente il filo della delusione si tramuterà in una vera catena che non ci permetterà di procedere nelle nostre quotidiane fatiche.
 Alla maggioranza delle persone succede di attraversare momenti di rabbia, di tristezza e frustrazione di fronte a una delusione, tuttavia non bisogna ingigantire queste emozioni negative.
 Da quanto abbiamo detto sin qui appare chiaro che rimanere delusi è parte integrante della nostra esistenza. Ora per attutire senza subire tanti danni la batosta allorquando accade, non bisogna restare attaccati ad essa. Ma quale azione possiamo adottare per tenere a bada l’attacco negativo della delusione?
 Secondo studi di psicologia, quando si rimane delusi, la storia non deve continuare, perché rimuginando il fatto accaduto la delusione da piccola diventerà grande.
 Inoltre, bisogna tenere la mente concentrata su altre attività, quali gli impegni quotidiani, i nostri hobby. Soprattutto evitare quel dannoso rimuginare interno.
 Un buon sistema per scaricare l’ansia è quello di raccontare il crollo psicologico subito, ma bisogna anche terminare in fretta l’argomento. Liberare la mente del disagio fa sicuramente bene, e sembra un ottimo metodo quello di raccontare ciò che ci è successo ad altri che però ci capiscano, ma cerchiamo di non continuare il discorso più del solito.
 Ancora, porre maggiore attenzione agli avvenimenti migliori che ci accadono. Spesso, infatti, siamo più concentrati sulle nostre disavventure da non avvertire gli avvenimenti belli che giornalmente accadono intorno a noi.
 Otre tutto, bisogna tenere presente che vi sono tante persone sincere. Sicuramente di qualcuna non siamo stati soddisfatti del comportamento. Ma non ci amareggiamo. Infondo sono in maggioranza le persone leali, franche che con la loro disponibilità ci fanno capire che non tutte ci hanno ingannato.
 Infine, cerchiamo di non essere inflessibili giudici dei comportamenti altrui, perché anche noi a volte possiamo sbagliare. Nessuno, infatti, è perfetto, per cui è necessario essere umili e lasciar correre le delusioni altrui e anche le proprie.     

venerdì 1 febbraio 2019

LA SORPRESA EMOZIONE DI BREVE DURATA


 La sorpresa è la tipica tonalità emotiva che proviamo, allorquando qualcosa ci coglie all'improvviso o inaspettatamente. Pertanto a definire il significato della parola  sorpresa sono i caratteri temporali dell’improvviso, del temporaneo, del subitaneo dell’estemporaneo e il carattere conoscitivo dell’inatteso.
 Come abbiamo appena detto, la sorpresa è un’emozione dalla durata moto breve. Scatta all'improvviso. Se per caso abbiamo il tempo sufficiente di pensare a cosa ci stia succedendo,  in tal caso non si tratta più di una vera sorpresa. Non è possibile rimare sorpresi per lungo tempo tranne che non accada un verificarsi di nuove situazioni sorprendenti. Appena abbiamo il tempo per valutare l’accaduto, l’emozione scompare all'improvviso, così è nata e si passa a una nuova emozione che può essere la felicità, la paura, la tristezza e così via dicendo.
 La sorpresa, quindi, origina da una circostanza inaspettata o da un caso fortuito che contraddice le aspettative: per esempio siamo in casa in attesa di una persona, dalla porta aperta ci aspettiamo la visita di un caro amico quando invece entra un inquilino dell’appartamento accanto.  
  Certamente, molti avvenimenti possono produrre sorpresa, se per caso accadono d’improvviso o quando ci si aspetta altri eventi, possono essere singolari una visita, un odore, un suono, un gusto o una percezione tattile.
  Come già abbiamo  detto, essendo un’emozione di breve durata la sorpresa è sempre seguita da un’altra emozione.
 Seguendo questo nostro discorso, diciamo che la sorpresa si può mutare in gioia o felicità se l’avvenimento è un oggetto o una persona che ci aggrada. Se invece l’evento causa un comportamento di aggressività si modifica in rabbia. Invece si converte in disgusto se ci presenta una condizione sgradevole. Se al contrario ci accorgiamo di essere minacciati da ciò che sta succedendo l’emozione della sorpresa si tramuta in paura.
 Come ogni emozione la sorpresa ha una sua mimica peculiare (Metodo Ekman):
     
       le sopracciglia appaiono incurvate e rialzate;
-         la pelle sotto il sopracciglio è stirata da sollevamento ed è più visibile del solito;
-         il sollevamento delle sopracciglia produce lunghe rughe orizzontali sulla fronte;
-         le palpebre sono aperte e la sclerotica è visibile sopra l’iride e spesso anche sotto;
-         la mascella si abbassa, cosicché labbra e denti si dischiudono.

Dato che la conoscenza della sorpresa ha una durata molto breve ed è spesso seguita da un’altra emozione, il volto rivela spesso un miscuglio o un verificarsi di due emozioni. In questo modo, mentre una persona svelerà il regalo del compleanno nel proprio contenitore, sarà possibile osservare le sopracciglia alzate (che indicano la sorpresa) affiancate dal sorriso (che segnala la gioia) o dagli angoli della bocca rivolto verso il basso (che indica la delusione.
 Per quanto appena detto  è un ottimo metodo saper riconoscere le emozione delle altre persone, in quanto ciò offre la possibilità di realizzare e conservare dei rapporti umani veri, basati sullo scambio e sul confronto. Si parla di una competenza essenziale dell’attitudine di convivenza, che dà l’opportunità di regolare il proprio comportamento tenendo presente di quello di altri esseri umani e di essere capaci di cogliere i pensieri e gli stati dell’anima degli altri.   

lunedì 21 gennaio 2019

RECENSIONE


IL TEMPO DELLA GIOVENTU'
IL '68 E DINTORNI
 Leggendo il libro "Il Tempo della gioventù – il '68 e dintorni" con occhio genitoriale, ci si può rendere conto come le aspirazioni del protagonista (Carlo), siano le aspettative di tanti genitori nel vedere i propri figli alla ricerca affannosa di un sogno da inseguire e, si spera, da realizzare. Così come Carlo, sia dapprima pervaso da un senso di ansia e di paura per la sua scelta di voler cambiare la propria vita, così anche i ragazzi, oggi, si smarriscono nell'andirivieni dei pensieri che offuscano le proprie menti, in un continuo tumulto interiore all'inseguimento del proprio futuro.
 Ed è proprio in questa fase di progettazione del proprio avvenire che, al tempo d'oggi, ai nostri ragazzi manca un faro che li guidi in un porto sicuro: vuoi perché la distanza tra la generazione genitori-figli sia aumentata, vuoi perché la scuola, sin dai primi anni di educazione scolastica, si propone sempre meno come maestra guida del valore della cultura, ancorché intimorita da genitori apprensivi  che colpevolizzano gli  insegnanti per gli insuccessi dei propri figli.
 Qualunque sia la scelta presa dai giovani, è doveroso e giusto che la rieseguiscano, senza mai spegnere i loro entusiasmi, anche se questo comporterà loro dei sacrifici, difatti anche nel romanzo, il professore che segue Carlo nei suoi studi, lo invita a non rinunciare a lottare, anzi "...ti esorto a credere e a sperare in un domani migliore, perché i sogni sono garantiti a tutti e anche a chi non possiede nulla ha il diritto d'accedervi". Certamente il protagonista del romanzo, Carlo, si trova a perseguire la propria vocazione in un determinato periodo storico italiano, il '68, funestato da una profonda crisi morale-sociale e politica, dove i primi a essere travolti sono stati proprio gli studenti.
 Oggi i ragazzi sono investiti da una repentina e continua evoluzione tecnologica che li avvolge e molto spesso li ipnotizza davanti a questo o quel social in un susseguirsi di condivisioni, di link e like, dove l'accenno ad una semplice conversazione passa dal  succedersi dei movimenti dei polpastrelli sullo schermo di uno smartphone all'inanellamento di quattro-cinque frasi aggrovigliate. Il futuro professore di lettere nel romanzo è attore di una crescita emotiva (l'ansia, la paura, la morte, l'amicizia, l'amore, le delusioni) e culturale (il sacrificio per il cambiamento), " Carlo aveva studiato per sconfiggere la propria e l'altrui ignoranza. Aveva studiato per rendersi utile ai suoi simili in tutti i sensi".
  Il libro sembra essere un'esortazione alla gioventù, un incitamento a viverla anche nel complesso delle problematiche che si possono palesare, imparando ad essere se stessi, d'altronde, scrive l'autore, "Il corso della giornata per i giovani cambia spesso, salta sempre qualcosa d'inaspettato, ma nessuno se ne preoccupa eccessivamente; ecco perché il tempo della gioventù è tanto interessante".

Giovanni Basile

domenica 20 gennaio 2019

PRESENTAZIONE ROMANZO

Presentazione del romanzo IL TEMPO DELLA GIOVENTU' il '68 e DINTORNI a cura dell'Associazione Culturale SOLIDEA (1 utopia) con:
                                                 
                                                    Prof. ENRICO CASTROVILLI
                                                               L'AUTORE

                                                   Prof.ssa CLARA  BIANCO
                                                 DIRIGENTE SCOLASTICO  IISS di BRINDISI

                                                   Prof. DOMENICO URGESI
                                                   PRESIDENTE SOCIETÀ' STORICA DI TERRA D'OTRANTO
                                                 

                                                    Dott. GIOVANNI GALEONE
                                                     VICEPRESIDENTE ASSOCIAZIONE " G.DI VITTORIO"

SABATO 26 GENNAIO 2019 ORE 18,30.

presso ASSOCIAZIONE "G.DI VITTORIO" VIA CASTELLO  MESAGNE
                                                                                              

mercoledì 2 gennaio 2019

LA RABBIA E' UN'EMOZIONE PRIMITIVA




La rabbia è una emozione caratteristica, considerata vitale da tutti gli studiosi di psicologia.  Essa è una tra le emozioni più precoci ed essendo una emozione primitiva, può essere osservata già dai bambini molto piccoli. Capita spesso infatti osservare bebè che rifiutano il cibo o non hanno l’attenzione particolare da parte della madre e manifestano questo comportamento urlando o tirando oggetti.  Questo comportamento rammenta il fatto che la rabbia è una emozione allocata nel nostro DNA, difatti appare sin dai primi giorni di vita. Si tratta, dunque, di emozione primitiva, di base, che è determinata dall’istinto di difendersi per sopravvivere.
 A questa reazione emotiva si riferiscono diverse voci, quali: collera, esasperazione, furore ed ira che rappresentano lo stato acuto della rabbia; altre, invece, manifestano la medesima emozione ma di virulenza minore, come: irritazione, fastidio, impazienza.
 Nella vita quotidiana vi sono persone tranquille che difficilmente si arrabbiano, altre al contrario, sono sempre sul piede di guerra. La rabbia deriva da esperienze di frustrazione dei tentativi di raggiungere un obiettivo, da azioni ostili o situazioni disturbanti: i bambini a volte si arrabbiamo con i divieti, con le cose e con gli adulti.       Moltissimi sono i motivi che portano le persone ad arrabbiarsi. D’altronde sappiano che la rabbia come tutte le emozioni non è mai giusta, o sbagliata: se è presente bisogna prenderne atto, comprenderla e gestirla alla meglio. La persona che riesce a far tacere la rabbia, non sempre ne ottiene salute psichica, perché essa rappresenta un segnale di grande interesse: che qualche individuo o qualche oggetto sta mortificando la nostra personalità.
  Inibire le espressioni d’ira si può andare incontro a disturbi psicopatologici: problemi psicosomatici come mal di schiena, l’emicrania, disturbi gastrici, psoriasi possono colpire gli individui più concilianti. Coloro i quali riescono ad esternare la rabbia, dopo il breve  sfogo liberatorio, vanno incontro a intricati disagi relazionali. In particolare se a provocare l’emozione sono i conflitti con i parenti, partner e colleghi di lavoro; normalmente, più energico è il rapporto affettivo, più furiosa è la risposta aggressiva che si aizza nello scontro. 
 Reprimendo la rabbia non fa certamente bene, esploderla in momenti opportuni non anche. Tirare fuori ciò che dentro bolle non è poi così drammatico, come alcuni  paventano,  soprattutto ricercatrici,  ma in ogni caso normalmente è inutile, non  chiarisce il problema, ma lo continua nel tempo e, in realtà,  si è portati poi ad arrabbiarsi  daccapo e ancora, per la causa originale.
 È basilare, quindi, per la nostra salute psicofisica , conoscere e apprendere ad esprimere la collera in maniera costruttiva ed adeguata.
 Spesso, però, alla rabbia a prima vista non ci si  oppone; tuttavia non è certo ciò che realmente accade; la mancata reazione può essere dipesa dal negato contatto emotivo con l’emozione rabbia, quindi entra in gioco l’alessitimia, ossia l’imperizia di avvertire sul piano emotivo le emozioni, le quali vanno di fatto a finire direttamente sul corpo fino a somatizzarle;  arriva così  accusare, come abbiano già detto innanzi, dolori addominali o di testa privi di cause organiche apparenti, sino a giungere a vere e proprie patologie.  
 A volte l’emozione rabbia può essere negata  inconsapevolmente e l’individuo è in grado, per  esempio, di collocare in atto aspetti o comportamenti sostitutivi e/o di copertura dell’emozione, diciamo quindi di compulsioni ( pensieri o comportamenti) e rituali.
 Genericamente però può accadere il contrario; lo smisurato sfogo delle proprie emozioni e il mancato controllo della rabbia può provocare risultati negativi a se stessi e agli altri. Pigliare tutto come un’aggressione personale, sentirsi messo in discussione solo per una scortesia di un impiegato o feriti per la negligenza di un collega è l’inizio del viaggio che percorriamo ogni qualvolta che si attiva il meccanismo rabbia.

giovedì 13 dicembre 2018

LE TONALITA' EMOTIVE UNA RICCHEZZA INTERIORE


In un periodo storico come l’attuale, affascinato dall'improvviso riaffiorare - nei vari ambiti culturali  e scientifici- dell’interesse nei riguardi della dimensione emotiva, ritengo mio dovere soffermarmi, ancora una volta, su quelle sensazioni corporee, che denotano in un certo senso il nostro modello comportamentale di essere nel mondo, al punto d’essere quasi un indirizzo di base per mezzo del quale si organizza la nostra quotidiana attività vitale.
 A proposito, a chi non è mai accaduto di avvertire una lieve ansietà nel normale viaggio esistenziale o un senso di malcontento che discreto sguscia di fianco?  Se, infatti, mettiamo particolare attenzione al modo d’essere del nostro corpo possiamo individuare una tonalità emotiva, anche se inafferrabile e impossibile da rendere concreta. Durante lo svolgimento delle attività quotidiane possiamo avvertire uno stato psicofisico tensivo o rilassato, ottimista o pessimista. Poiché le emozioni e i sentimenti ci attivano pur conservando i nostri normali impegni coscienti, ciò che avvertiamo dal profondo del nostro interiore ha la capacità di influenzare il nostro modello giornaliero di operare e di individuare  nell'ambiente circostante.
 Insomma, il tono emotivo entra variamente e continuamente in gioco osteggiando o compensando le nostre preferenze e le attitudini naturali, ma anche le nostre stesse consuetudini e i nostri modelli culturali e perfino dottrinali.
   È chiaro che, facendo parte del nostro codice genetico, le tonalità emotive sono elementi necessari della nostra natura e, quindi, non possono essere evitate. Non esiste un solo stato umano che non sia in una certa maniera emotivamente intonato: tutte le esperienze sono orientate dal tono elevato o depresso. Nella nostra vita siamo sempre in uno stato emotivo, le tonalità non sono alieni che sopraggiungono accidentalmente e poi se ne vanno, mentre il nucleo psicologico e vitale dell’uomo si costituisce assolutamente svincolato da esse.
 Comprendere l’importanza e la presenza delle tonalità emotive significa vivere e godere la ricchezza del momento interiore senza timore di non poterlo gestire; soprattutto liberarsi dall'errata concezione che le emozioni siano elementi nocivi da bandire, da inibire.
    A questo punto fare una classificazione delle varie tonalità non è lavoro facile proprio per le varie sfumature emotive presenti. Per il filosofo francese Otto Fiedrich Bollnow è auspicabile proporne una, per poter aprire alla comprensione dei fenomeni psichici stessi. Secondo la sua visone, si possono avere due raggruppamenti di tonalità: allegre  e  tristi oppure elevate  e depresse.
 Allora, nel sentirsi allegri non solo l’ambiente circostante ci appare accogliente, più ospitale, ma siamo noi stessi più equilibrati, più riflessivi, più creativi. Tuttavia è interessante notare che in questo stato mentale di grazia non si rimane fissi nella passività di sentirsi soddisfatti ma avvertiamo nel contempo una forza contraria che ci spinge all’ andare oltre.
 E poiché non esiste un’azione emotivamente neutra, noi ci dedichiamo alla lettura di un racconto o di una poesia  perché essa non è solo piacevole. Soprattutto riesce a veicolare emozioni, contenuti e stimoli quando produce piacere e si prova piacere in quelle situazioni in cui si realizza una relazione empatica, emotivamente profonda tra lettore e testo. Per cui, il lettore manifesta i suoi stati emozionali, entra in un processo d’identificazione, e condivide esperienze ed emozioni.
  Passando ora all'analisi delle opere di alcuni poeti che hanno prodotto le loro migliori composizioni in momenti particolari di grande tensione emotiva, mi soffermo volutamente sulla produzione poetica di Vittorio Bodini, la cui poesia è un insieme di immagini, idee, giudizi e soprattutto di propri stati emotivi, come il dolore, la speranza, la tristezza, la passione, il coraggio e così di seguito.
 Per rilevare e mettere in luce la forma e la modalità di espressione delle tonalità depresse o quelle tristi, leggiamo e mettiamoci in relazione empatica con alcuni versi di poesie in cui le tonalità emotive si manifestano, con varie sfumature, in una serie di effetti infelici, come in: “La luna dei Borboni 8”.
 << Qui non vorrei morire dove vivere
       mi tocca, mio paese
       così sgradito da doverti amare;
       lento piano dove la luce pare
       di carne cruda
       e il nespolo va e viene fra noi e l’inverno>>. 
 In precedenti interventi dissi che la poesia di Bodini ha una visione intimistica capace di cogliere le sensazioni dell’anima e di comunicarle con varie tecniche letterarie. Per comprendere, quindi, le varie tonalità delle emozioni tristi o depresse bisogna fermarsi a una comprensione empatica. I versi su citati, quindi, esprimono, con un tono triste e di profondo dolore esistenziale, la sofferenza psicologica di un intimo sentimento. La tristezza è il filo rosso della composizione poetica che consente al poeta di mostrare agli occhi del lettore tutto il suo dolore psichico per un sentimento controverso.
Questa atmosfera che non ha mai conosciuto momenti di facile abbandoni, diventa una riflessione esistenziale di un’anima solitaria tormentata dall'angoscia, dal dolore metafisico, dal pensiero della morte, come nei versi de La canzone semplice dell’esser se stessi:
  <<Provo ad essere solo.
     Trovo la morte e la paura>>.
Sono aspetti tenebrosi e lancinanti dell’agognata solitudine a prendere forma e visibilità in questi versi oscuri e indecifrabili.
 Il precedente climax melanconico si fa più intenso nei versi che seguono: la paura della imminente morte del poeta è vissuta e descritta con parole semplici e dolorose. La paura che diventa <<oscenità>>, e che fa naufragare in un mare di <<alcool>> persino le memorie più care, come in Nait II: 
<<Se bere un whisky è versarlo
   sull'arso terriccio della propria tomba
   dove l’oscenità canticchia assassinata
   dall'ombra d’un cane o dalla furia della ragione
   trofei d’occhi inespugnati
   come fregi di antiche stamperie
   si scioglieranno nell'alcool […] >>.

La poesia, qui, come possiamo osservare, propone due aspetti della morte. Il primo è la morte ventura del poeta (<<la propria tomba>>); il secondo definisce  la morte <<l’oscenità>>.  A una morte umiliante, legata alla morte del corpo e dell’anima, si oppone una morte, al contrario,  che <<canticchia>>. Per questo, più che eccesso di morte i versi denunciano diverse tonalità di malinconia.
 Proseguendo la lettura delle composizioni, noto che l’io poetico incontra spesso frammenti del quotidiano che rendono visibili la vitalità delle immagini emotive, le fragili solitudini e pezzi di ambienti esterni che correlano alle scene interiori.
 Nei versi successivi le parole ci danno immediatamente la possibilità di cogliere le varie tonalità emotive attraverso  gli aspetti caratteristici dei luoghi, che si trasformano in un canto triste, malinconico di un idioma dal tono lento, dosato ma non monocorde, che porta in scema gli atti semplici, rituali del quotidiano di un ambiente ben noto, come in: Foglie di tabacco:    
<<Una funesta mano con languore dai tetti
       visita forni spenti, le stalle in cui si desta
       una lanterna o voce impolverata.
       Come da un astro prossimo a morire>>.
 Comprendere, dunque, l’importanza della costante presenza nelle nostre attività quotidiane delle tonalità emotive nelle loro varie forme d’espressione, significa cogliere e descrivere le tensioni dell’anima non solo degli artisti, come nella testimonianza sofferta umana e poetica  di Vittorio Bodini , ma di ogni essere pensante che ha vissuto o vive  il mistero dell’esistenza.









domenica 2 dicembre 2018

L'AMORE E' UN'EMOZIONE MERAVIGLIOSA


Sin dai primordi filosofi, poeti e artisti si sono interrogati sul significato della parola amore e, quindi, anche in questi ultimi tempi è oggetto di interesse della psicologia.
 Ma che cos’è l’amore?
 Capita spesso sembrare incerti al riguardo e ci domandiamo, per esempio, se nutriamo amore o soltanto interesse fisico, se siamo davvero innamorati del nostro partner o è solo una moda, oppure può sopraggiungere di sentirci sottomessi in un rapporto che più che amore si è mutato in un’idea fissa e dolore psichico, o in altre circostanze, la relazione è diventata un vero campo di scontri quotidiani e l’emozione di rabbia sembra tessere il legame più resistente.
 Per capire il significato dell’amore prima di tutto è essenziale distinguerlo dall’innamoramento. Quando siamo innamorati mostriamo uno stato di coscienza trasformato: esaltiamo la figura dell’altro, siamo gioiosi, ci pulsa energico il cuore quando siamo con lui o lei. Allorché queste sensazioni cessano non significa che l’amore è terminato, probabilmente siamo passati a uno stadio dell’amore adulto.
 Secondo gli studiosi la coppia vive differenti periodi per quanto riguarda l’amore: il primo periodo coincide con l’innamoramento, la coppia vive un periodo di sintonia sentimentale, in cui la mitizzazione dell’altro e massima, si pensa a lei/lui come l’anima gemella, l’oggetto che può accontentare ogni proprio desiderio e per il quale si smarrisce la ragione; dopo segue un lasso di tempo di disillusione, contraddistinto dalla tristezza e dalla rabbia, derivato dalla scoperta della diversità dell’altra/o.
 In questo particolare periodo cominciano i primi segnali di incomprensione, possono arrivare attacchi d’ansia, si inizia a pensare alla necessità di realizzare una giusta distanza. Una buona elaborazione delle ostilità esistenti in questo periodo ha la possibilità di passare a quello successivo, il periodo dell’indipendenza, nel quale la coppia avverte la necessità di venir fuori dal nucleo a due e di sondare l’esterno .
 È questo il momento più complicato nel periodo della coppia e quello più a repentaglio di frattura poiché può accadere  l’infedeltà. Se questo periodo di instabilità psicologica viene abilmente superato si passa all’ultimo periodo, quello dell’indipendenza in cui il partner è accettato nei suoi difetti e accade un riavvicinamento che può ammettere il risuscitare di nuovo la voglia della passione.
 Oltre questi particolari periodi, validi in linea generale per ogni coppia, la difficoltà della vita sentimentale è congiunto a diverse variabili: la vita adulta è un prodotto delle esperienze primitive, dei rapporti parentali e delle relazioni sociali importanti che s’incontrano nel cammino quotidiano, del rapporto che si ha con se stessi e il proprio corpo, del grado di auto stima e di accettazione del proprio essere e della tendenza a fidarsi all’interno di una relazione.
 Finora abbiamo detto che ci sono epoche in cui nella relazione ci innamoriamo, altre nelle quali creiamo attacchi d’ansia e altre ancora dove si riaccendono fervori passionali.
 Ora esaminiamo brevemente come nella relazione cerchiamo di sanare le eventuali fratture psico-sentimentali; spesso infatti utilizziamo l’amore, quello vero, come sviluppo di risanamento.
  Si osservano coppie che si incontrano nel dolore psichico e, unitamente, sanno trasformarlo in qualcos'altro, si osservano coppie che si incontrano in ciò che desiderano, e a volte deflagrano. Per farla breve, la psicologia dell’amore segue- diciamo forse - le nostre leggi nevrotiche.
 Certamente  ciò che rende diverso l’amore dall'Amore sincero è la coscienza limpida che noi mettiamo nella relazione: non è assolutamente errato cercare di guarire una ferita sentimentale attraverso una relazione d’amore, chiedere all'altro di alimentarci dove avvertiamo ancora la fame di sentimenti, ma è essenziale essere consapevoli di ciò che si sta compiendo in modo da trasformare il nostro amore nevrotico in Amore vero, quello con la A maiuscola.
 Proviamo a renderci la quotidianità più semplice, lasciamo andare via quell'amore che ci delude, l’amore che non ci soddisfa, che genera tristezza, rabbia , vedetta.  Proviamo invece ad individuare l’amore vero, sincero, quello che ci rende la luce del mattino più splendente di quella che è.  
                                                                 

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