Renzi forse scaccerà la crisi, ma in realtà i numeri
invitano ad essere più cauti.
Per questo non bisognerebbe creare aspettative eccessive.
L'Italia sta riuscendo a mettere sotto controllo qualche
sintomo dei suoi mali, ma debito pubblico e corruzione, lenta burocrazia, tasse
elevate e mercato del lavoro, così come è strutturato ora, restano un peso che
frenano una ripresa che sarebbe l'unica a ridare al Paese un po' d'ossigeno e
di lavoro.
Sul carro del vincitore stanno salendo in molti ed è
probabile che alcuni siano sostenitori della spesa pubblica o collettori di
tangenti.
In Italia le elezioni europee hanno mostrato un tasso di
partecipazione elettorale più alto della media europea, un ridimensionamento
delle forze più populiste e una sorprendente affermazione del Pd che ha sempre
puntato sul rafforzamento dell'Europeismo.
L'Italia aiuta l'Europa a contenere il movimento degli
euroscettici. I movimenti populisti in Europa sono molteplici e presenti in
molti paesi europei, e l'antieuropeismo è il loro collante fondamentale.
Tutti questi predicano in sostanza il ritorno agli Stati
nazionali con la chiusura delle frontiere e una politica doganale
protezionistica.
Per essi il nemico è l'Europa che però ha garantito una pace
stabile ed uno sviluppo economico innegabile fino al momento della crisi
finanziaria.
Il mito delle “piccole patrie” è stato screditato dalla
storia.
Con la soluzione dei vari nazionalismi è errato rispondere ai
problemi della globalizzazione che non si può evitare ma solo fronteggiare con
mezzi opportuni ed efficaci. Gli europei devono convincersi sempre più che solo
con la realizzazione dello Stato federale europeo non scompariranno dalla
storia. La stessa Germania è troppo grande per l'Europa ma troppo piccola per
il mondo. È stato fatto l'euro, ma non l'Europa.
L'Italia ha assunto dal primo giugno per un semestre la
presidenza del Consiglio dell'Unione per cambiare l'Europa rilanciando
l'occupazione riavviando la ripresa e la crescita.
La vera sfida di Renzi comincia qui: dare speranza con fatti
concreti, risultati.
Dovrà lottare contro la laicizzazione della politica che è
divenuta meno ideologica, più attenta ai contenuti nell'attesa che riacquisti
anche vere idealità morali e spirituali senza le quali non si va da nessuna
parte.
I partiti, infatti, sono sempre più gusci vuoti, avulsi
dalla società, luoghi di produzione di carriere, organismi più attenti alla
propria roproduzione che alla produzione di politiche dotate di senso.
Tutto ciò ampliato dai fenomeni degenerativi delle
malversazioni, della commistione tra politica
ed affari. L'immoralità dal tempo della prima tangentopoli
non si è mai fermata e in nuovi episodi di corruzione sono incappati i politici
ed amministratori.
L'Italia attrae sempre meno capitali esteri a causa della
cattiva reputazione accumulata negli anni per corruzione diffusa, scandali
politici, lungaggini burocratiche, condizionamenti malavitosi. La politica deve
rifondare i propri fondamenti. Tra tasse e corruzione non c'è pace per gli
italiani onesti tartassati più del dovuto per colpa dei furbi.
In questa situazione un calcio all'Europa potrebbe tradursi
nell'autogol più clamoroso di tutti i tempi anche perché la questione italiana è
tutt'altro che risolta. L'Europa ci guarda perché i nostri conti ancora non
tornano. Il Pil non cresce, anzi: il che rende aleatorie tutte le previsioni di
crescita, aprendo la strada a nuove manovre (= tasse).
È certo fino a quando qualcuno vorrà togliere i privilegi
pubblici!
L'Inghilterra nel 2010 stava come l'Italia, ma tagliò la
spesa ministeriale del 19% (a esclusione della sanità). In Italia la stessa
spesa è cresciuta.
Questi fatti durano a morire anche dopo il voto europeo.
Più Europa ci vuole, sia pure tutt'altra Europa che quella
targata tedesca.
È opinione comune che l'Unione sia fonte di ogni male, ma è
un'opinione indotta subdolamente per nascondere sotto il tappeto la sporcizia
di responsabilità puramente nazionali. Che cosa c'entra l'Europa con il nostro
smisurato debito nazionale, con il malaffare e la corruzione dilaganti, con gli
sprechi diffusi, con le mancate riforme della giustizia civile e pubblica
amministrazione?
Invece di inveire contro l'euro e l'Europa sarebbe meglio
riordinare davvero le nostre istituzioni economiche e politiche; adeguare le
istituzioni locali dei centri di spesa, le banche e i settori della burocrazia
che scambiano i servizi pubblici con il tornaconto dei singoli; semplificare il
groviglio di leggi in cui guazzano la cattiva burocrazia e le malversazioni;
lottare seriamente contro l'evasione. Si potrebbero risparmiare risorse
finanziarie da trasferire alle politiche sociali e alla ricerca.
Ė l'unica strada per recuperare stima e credibilità a
livello europeo e mondiale.
I luterani alla Germania hanno insegnato il dovere
nell'impegno politico e nel lavoro finalizzati al bene comune, anche noi
abbiamo bisogno di valori più solidi come gli anni Cinquanta quando i valori
umani furono decisivi nella ricostruzione dopo la guerra.
Non è un appello alla generica virtù: i valori sono le
persone che li incarnano e qui si ritorna come sempre all'educazione-formazione
e quindi alla scuola e alle altre serie istituzioni formative. Non basta più la
sola moralità se non è agganciata alla spiritualità.
Lo Stato può ricevere dall'autorità religiosa e spirituale
una proiezione finalistica della politica per risolvere in maniera più corretta
ed esauriente il rapporto tra autorità politica e persona umana. Lo Stato ha
come scopo di creare le condizioni sociali e comunitarie in cui ogni uomo possa
attuare la sua perfezione integrale voluta dal Creatore e di cui tutti alla
fine devono rispondere.
Comunque i principi fondamentali da applicare alla società
politica si riassumono nella dignità della persona e nel primato del bene
comune.
“Le regole ci sono, il problema sono i ladri” dice Renzi.
Ciò conferma che la buona educazione (= rispetto della persona e del fine del
bene comune) in Italia si è persa specialmente nella maggior parte delle classi
dirigenti politiche, amministrative, imprenditoriali, sociali.
L'etica pubblica e la cultura della legalità sono latitanti
in tutto il nostro Paese (altro che “Roma ladrona” della lega di Bossi).
“I ladri vanno cacciati dalla politica” dice Renzi, ma dalle
parole bisogna passare ai fatti.
Epperò le leggi non bastano, deve cambiare il modo d'essere
dell'opinione pubblica che spesso ammira chi ruba e non si fa scoprire. Occorre
che cambino la mentalità e il costume correnti.
Le persone non devono guardare al “particulare” individuale,
di famiglia, di partito, di “Padania” etc., ma all'interesse dell'intero Paese.
L'Italia ha bisogno del Mezzogiorno per esprimere tutto il
suo potenziale in termini di capitale umano, di risorse ambientali, di turismo,
di agricoltura ed energie rinnovabili eco-compatibili. Il Paese ha urgente
bisogno di crescere e crescerà di più se ridurrà il divario tra Nord e Sud
altrimenti il suo declino diverrà inarrestabile.
Ancora il Sud ripercorre un calvario di esodo che sarebbe
destino se non dipendesse dalla politiche a suo danno.
Continuando di questo passo l'esercito dei senza lavoro
toccherà livelli da rivolta sociale. La Corte dei Conti ha detto basta con le
tasse spropositate che frenano ogni speranza di rinascita nazionale.
I nuovi gruppi dirigenti devono sconfiggere la vecchia
antropologia puramente materialista, una burocrazia che frena e un sistema
fiscale ossessivo che stanno soffocando e bloccando il nostro Paese.
Il “semestre europeo” rappresenta una grande opportunità per
l'Italia e per l'Unione nel suo insieme per rimettere al centro dell'attenzione
le riforme necessarie per il ritorno alla crescita.
È un'occasione da non perdere per l'Europa, per l'Italia,
per il sud.
Francesco
Recchia