giovedì 16 maggio 2019

LA GENTILEZZA UN SENTIMENTO POSITIV









 Nella psicologia la gentilezza non è intesa come un segno di debolezza psichica, ma anzi una manifestazione di forza. Essere in grado di rivolgersi alle altre persone con un sorriso,  far vedere la propria disponibilità, praticare alcune regole maltrattate  della buona educazione quali per esempio aiutare una persona in difficoltà, significa attestare le proprie aspirazioni e ideali, senza soccombere alla seduzione della prepotenza e dell’egocentrismo, ma portando rispetto agli esseri umani.
 L’importanza della gentilezza come qualità vitale è una conoscenza arcaica. La filosofia e le religioni la rappresentano come una particolarità dello spirito aderente alla tranquillità interiore, all'equilibrio e alla coscienza di sé. Una predisposizione psicologica che possiamo perdere nel percorso della vita per le insoddisfazioni, le ferite e i dispiaceri che, normalmente, sono presenti nella nostra crescita psicofisica.
 Infatti, i rancori, le paure infantili persistenti possono trasformarci in esseri egoisti e tenebrosi, oppure boriosi e diffidenti. Le persone tristi, rancorose smarriscono, unitamente  alla luce dell’intelletto, quello della gentilezza. Senza averne coscienza, subiscono l’influenza negativa di abitare in un mondo maleducato, dove necessita farsi largo, prendere in giro, falsificare per continuare a vivere.
Va da sé che l’inettitudine di essere gentile significa una anomalia vitale, psicologica e morale, su cui non abbiamo l’abitudine di ragionare, nel mentre corrode dall'interno e dal profondo della nostra esistenza, sino al punto a nuocere, anche l’ambiente sociale, l’eventualità di una comunità più florida e più inserita.
 La persona gentile invece sa perfettamente di essere sincera e corretta, dà prova di apertura mentale e di prestare attenzione e conosce la qualità della fiducia e dell’alternanza. Probabilmente queste proprietà a certi individui potrebbero sembrare illusorie, o addirittura soprannaturali, ma è sufficiente far conoscenza almeno una volta nella vita di una persona gentile per rendersi conto che il tutto corrisponde al vero.
 In una società come la nostra, infatti, dove si esaltano i pessimi comportamenti, le ambizioni e la faccia tosta è quasi normale che la gentilezza sia travisata come innocenza o bollata come segno di fragilità psichica. La persona gentile può attendersi freddezza e ingratitudine, ma ciò non ci deve allontanare dal coltivare una vocazione che, in sostanza, dà in dono quella serenità e quell'amore sincero cui desideriamo come esseri umani.
 In ambito psicologico, quindi, la gentilezza si collega al benessere, alla creatività e alla stabilità emotiva. Infatti, la persona che sviluppa un comportamento positivo realistico e senza riserve rispetto alle altre persone è più resistente agli episodi critici del ciclo vitale, e ha più possibilità di sviluppare le proprie capacità e rendere possibili le finalità personali e professionali.
 Insomma, essere gentili è una semplice azione quotidiana come, ad esempio, una telefonata a un conoscente in difficoltà, fare un complimento a qualcuno e così via, esempi questi di piccoli gesti, che possono portarci al valore della gentilezza e rendere possibile e duraturo il nostro benessere psicofisico.
 Siamo, dunque, invitati tutti a promuovere piccole azione che generano benessere dentro di noi, un boomerang che viene generato dalla gentilezza e che torna al mittente arricchito di forza. Essere gentili è quindi una grande responsabilità che noi abbiamo non solo nei confronti di noi stessi, ma anche verso i nostri simili al fine di costruire un’ armonia positiva.

mercoledì 1 maggio 2019

L’ORGOGLIO EMOZIONE DOUBLE-FAC

  Le nuove teorie scientifiche definiscono l’orgoglio un’emozione con due facce. Se da un lato, infatti, l’orgoglio aumenta l’autostima individuale e l’abilità al risultato, dall'altro è incline di frequente a confondersi con l’arroganza e troppa sicurezza di sé, sino a essere registrato tra i sette peccati capitali.
 Con altre parole diciamo che definiamo orgogliose quelle persone hanno completa fiducia nelle proprie attitudini e potenzialità; ciò nonostante possedere un grado di autostima eccessivamente elevato e, di conseguenza, essere colmo di orgoglio, può finire in un eventuale concetto di superiorità riguardo agli altri, che alla lunga può rendere odiosi le persone.
 Tuttavia, l’orgoglio non è per forza un sentimento negativo, piuttosto, a volte è prospero e utile al nostro operare quotidiano, specialmente quando origina dalla evidente consapevolezza delle proprie capacità, delle mete raggiunte e dei risultati positivi che abbiamo ottenuto sino a quel momento. In questo particolare caso si parla allora di quell'orgoglio positivo, che occorre per farci ottenere una corretta autostima e che deve essere rafforzato e nutrito, in quanto che ci permette di vivere in accordo con noi stessi. L’orgoglio in salute mantiene i piedi ben bloccati a terra e apprendere ad averlo può essere di sostegno chi è eccessivamente ipercritico con se stesso a riconoscere le proprie capacità e ad iniziare il cammino che più ambisce.
Può accadere però che a volte un sano orgoglio si può tramutare in superbia. Ciò capita allorquando una persona si decanterà  in modo esagerato di sé, delle proprie attitudini e dei traguardi raggiunti.
  Quando le persone sono oltre misura orgogliose causano errori e diventano presuntuose, con il risultato che rimarranno da sole e isolate.
 Per evitare  pericolo d’isolamento, la persona superba deve apprendere a non mettersi in mostra, a non parlare in modo esagerato di se stesso, se non altro lì dove non fosse necessario, e ciò vale anche per coloro che stanno avvertendo una superba momentanea dovuta a una situazione d’ insicurezza, chiedersi perché si stia dicendo certi argomenti e se sia il caso di dirli, se quindi sia il posto e la persona giusta con la quale discutere è un legittimo metodo per evitare di coltivare la propria superbia.
 Come sin qui abbiamo messo in evidenza, un orgoglio moderato può essere un valido aiuto a farsi considerare, essere oltremisura orgogliosi conduce a conflitti e disaccordi e specialmente non aiuta nei rapporti umani.
 Occorrerebbe apprendere e porre il proprio orgoglio in un piano minore davanti alle circostanze in cui si viene a trovare a condividere argomenti vari con qualche altro di cui abbiamo stima e apprezzamento e quando prestiamo fede e diamo pregio al progetto che si sta approvando. In queste particolari circostanze porre da parte il proprio orgoglio non è un segnale di insufficiente fiducia e autostima nelle proprie certezze, ma indica dare rilievo all'altra persona e a ciò che in quell'attimo si è deciso di realizzare, sia se si discute di vita privata o di lavoro.
 Se al contrario questo accordo viene a mancare e non c’è la stessa energia di partecipazione nel progetto che si sta realizzando, ebbene possiamo anche restare sulle nostre posizioni e neppure scendere a espedienti.
 Certamente avvicinarsi all'altra persona, chiedere scusa e non dimostrarsi eccessivamente orgogliosi è anche un segnale di viva intelligenza.

martedì 16 aprile 2019

L’AFFETTO È UN SENTIMENTO INTENSO


 L’affetto è un intenso sentimento che lega una persona a qualcuno o a qualcosa. Esso trae energie psichiche dagli impulsi naturali e si acutizza sotto la spinta di cause
capaci a muovere l’anima (ira, sdegno, amore, pietà e così di seguito). È un
sentimento di particolare intensità emotiva che comprende, oltre l’amicizia e l’attaccamento, anche l’amore. È una inclinazione sentimentale per le creature viventi (umani, animali e vegetali) e persino con particolari oggetti, probabilmente meno inteso dell’amore (come moto affettuoso), ma più regolare e più costante nel tempo.
 Ed è proprio l’elemento della durata che contraddistingue questi sentimenti. In esso si concentrano la stima e il rispetto per la persona cara o l’altra parte.
 Con altre parole, potremmo definire l’affetto come uno di quei componenti che contraddistinguono il sentimento, poiché esso consente di essere informati del piacere e del dolore, che si esperisce in rapporto all'oggetto dell’emozione. Pertanto l’affetto regolerebbe non soltanto la sola sensazione esperienziale, che si mette in moto di fronte a uno stimolo gradevole o sgradevole, ma anche la risposta del soggetto stesso davanti a esso (accostamento/aumento nel primo caso, se paramento/riduzione nel secondo).
 Secondo recenti studi è emerso che l’affetto non può essere un’abitudine o un dovere che non trovi il coraggio d’ interrompere un rapporto affettivo. È un sentimento che ha un valore maggiore della simpatia o dell’amicizia, un sentimento  allo stesso tempo duraturo, intenso e irrequieto.
 L’affetto emerge spontaneo, favorito da premura e tenerezza donateli sin dall'infanzia. Il bambino, per lo sviluppo armonico della sua personalità, necessita, infatti, di amore e di comprensione, deve crescere in un’atmosfera di affetto e di sicurezza morale e materiale. Non a caso, la direzione dipende da punto di partenza. Un abbraccio e un bacio sono stati sicuramente il primo contatto con nostro figlio quando l’ostetrica o l’infermiera ce l’ha messo in braccio per la prima volta. È questo comportamento un perfetto messaggio di affetto che lega genitori e figlio sin dai primi giorni, ma non è confinare solo alla tenera età.
 Inoltre le abitudini quali carezze, baci, abbracci, sono tra le cose che danno sicurezza ai bambini, nel limite della loro importanza. Istituire un modesto rito familiare e rispettarlo è una dimostrazione d’affetto soprattutto se permette di dare voce e importanza ai bambini: scegliere un programma televisivo o un gioco all’aria aperta, immersi nell'ambiente naturale, ma anche accettare la proposta di stare tutti insieme nel letto matrimoniale una mattina di un giorno festivo.
 I contatti fisici ed emotivi e le esperienze che provengono dagli adulti, con i quali vi è un forte legame affettivo, sono diventati negli ultimi decenni troppo scarsi e limitati. Sono, inoltre nettamente diminuiti i contatti diretti e spontanei con il mondo vegetale e animale che anch'esso possiede notevoli proprietà affettivo-relazionale.
 Preso in considerazione quanto abbiamo appena detto, non possiamo non comprendere quanto sia di massima importanza continuare a tutelare l’infanzia. Non bisogna mai considerare un bambino come un semplice adulto in miniatura. Teniamo presente che un bambino è un soggetto vitale, una persona molto avida di emozioni positive, che necessita necessariamente di vivere esperienze colme di affetto illimitato, di parole amorevoli e di legami autentici.
 Sappiamo con certezza che un bambino non è un soggetto adulto, lui neppure ha la facoltà di comprendere il perché gli altri adulti lo trattano male e non può neanche difendersi. Quello che gli succede mentre è piccolo lo può marcare per il resto della vita, particolare questo da tenere a mente in quanto interessa la sua salute mentale.
 È giusto, dunque, prendersi sempre cura dei bambini sin dai primi anni, e se nel caso siamo stati in prima persona ad avere un’infanzia difficile, bisogna tenere a mente che un’emozione positiva come la felicità non è negata a nessuno e che conviene riconoscere ciò che c’è successo, passare oltre, e ritornare con semplicità a vivere di nuovo.

lunedì 1 aprile 2019

SERENITÀ UN’EMOZIONE POSITIVA


coltà di comprendere il perché gli altri adulti lo trattano male e non può neanche difendersi. Quello che gli succede mentre è piccolo lo può marcare per il resto della vita, particolare questo da tenere a mente in quanto interessa la sua salute mentale.
 È giusto, dunque, prendersi sempre cura dei bambini sin dai primi anni, e se nel caso siamo stati in prima persona ad avere un’infanzia difficile, bisogna tenere a mente che un’emozione positiva come la felicità non è negata a nessuno e che conviene riconoscere ciò che c’è successo, passare oltre, e ritornare con semplicità a vivere di nuovo.























 Oggi siamo costretti a vivere la nostra quotidianità in una società inquieta che ci obbliga  ad adottare uno stile di vita troppo frettoloso, agitato in cui non sostiamo mai nemmeno per una breve pausa. Se non prendiamo coscienza di ciò, possiamo essere trascinati sicuramente in un giro vorticoso di attività, delle quali solitamente banali, ma che in realtà non ci danno la possibilità di trovare spazio per il tempo libero. In verità, siamo talmente inseriti in questa cadenza vorticosa che qualche volta, allorquando riusciamo a recuperare uno spazio libero per noi stessi, proviamo dispiacere.
  Non è facile condurre un’esistenza tranquilla. I problemi  quotidiani della vita spesso possono condurci a uno stato ansioso persistente che non è facile mandarlo via per far tornare la serenità dentro di noi. Tuttavia è essenziale riscoprire la pace interiore. Quindi per sentirci più quieti bisogna individuare prima di tutto le situazioni  che ci angosciano, poi cercare di riorganizzare le nostre priorità.
La pace interiore è una percezione personale di benessere psicofisico, immateriale ma molto evidente,  giacché ci dona una immensa tranquillità  Si tratta di una condizione psichica nella quale ci sbarazziamo dei problemi che ci preoccupano, delle ansie, delle paure e della sofferenza.  Insomma, bisogna  cercare di essere forti perché solo affrontando le preoccupazioni a testa alta e con dignità si può raggiungere la serenità con noi stessi e con gli altri. 
 Tuttavia anche se noi riusciamo ad acquisire una sensazione di calma smettendo di combattere le emozioni negative, ciò non significa che all'improvviso hanno terminato di controllarci e di procuraci dei danni. In realtà si tratta di una situazione nella quale ci prendiamo una pausa dall'impazienza, dall'ansia, allontanandoci momentaneamente dai problemi emotivi e dai conflitti quotidiani.
Molte persone sono convinte che sia impossibile conseguire una situazione di vera pace interiore. Loro sono del parere che la vita quotidiana è talmente insicura e di tanto in tanto incostante, che è impossibile trovare tranquillità.
 Tuttavia quello che è vero per certe persone molto fragili, che cioè non hanno una buona capacità di controllo emotivo, non significa che sia irrealizzabile acquisire la tranquillità interiore. Allorquando abbiamo degli agenti disturbanti interni possiamo liberamente decidere quale elemento attaccare. Ripreso il controllo della situazione allora possiamo aspirare alla pace interiore.
 Perciò, la pace interiore non è un dono qualsiasi che possiamo cogliere lungo il nostro percorso terreno, si tratta di una propria scelta,  ma è un problema che possiamo svolgere passo dopo passo  accettando coscientemente dei comportamenti che possono fornirci tranquillità.
 È possibile raggiungere la serenità interiore? Secondo la mia esperienza,  qualche tecnica  o alcuni consigli possono essere utili per ritrovare la serenità.
 Prima di tutto bisogna riflettere di più. Niente che troviamo all'esterno deve compromettere la nostra serenità. Dobbiamo cercare quindi d’ individuare la causa che ci rende ansiosi e affrontare la situazione con estrema calma e quiete. Se si è sereni dentro, si è sereni fuori. Bisogna controllare sempre le proprie reazioni  davanti alle evenienze esterne che creano scompiglio interiore. Non bisogna certamente dare poca importanza alle evenienze ma sicuramente non si deve esagerare nell'eccessiva paura ad affrontare e valutare una situazione o un problema. 
 Importante è anche saper accettare i pensieri e le emozioni negativi. Trovare la tranquillità interiore significa, prima di tutto equilibrio psichico. Perciò non è possibile trovare la serenità se si continua a combattere con pensieri ed emozioni negativi o se si pretende nasconderli nei recessi più profondi della mente. Per raggiungere la pace interiore è necessario accettare questi pensieri ed emozioni, che infatti, vivendoli, perderanno la loro influenza su di noi e riusciremo a liberarci del loro fardello.
 Inoltre, è bene ricordare, che la soluzione immediata a qualsiasi problema non esista ma per essere felici bisogna solo affrontare gli avvenimenti con la consapevolezza dei propri limiti amandoci sempre così come realmente siamo.

venerdì 15 marzo 2019

LA NOSTALGIA UNA RISORSA ESISTENZIALE


 La nostalgia si rappresenta come un’emozione che ci conduce a ripensare a qualcosa del passato che non esiste più e mette insieme la soddisfazione per ciò che si è vissuto con l’accettazione che si parla di un periodo già trascorso che non tornerà.
 Da alcuni studi di psicologia viene fuori  principalmente che le persone provano nostalgia innanzitutto ricordando qualcosa che le hanno implicate personalmente, attimi in cui hanno agito il ruolo di protagoniste della scena e soltanto casualmente ricordando momenti nei quali erano semplici attente osservatrici esterni. Con altre parole si rievoca con viva nostalgia ad esempio un abbraccio affettuoso ricevuto da una persona cara che uno osservato.
 La nostalgia, quindi, è un’emozione provata piuttosto di frequente da tutti i tipi di personalità, deboli o forte che siano. Essa ha la capacità d’influenzare non solo la nostra psiche, ma anche il nostro corpo, attraverso una serie di sintomi che interessano il sistema cardiorespiratorio, i disturbi dell’appetito, l’ansia e così via.
 Gli oggetti più assidui di episodi nostalgici sono anzitutto eventi che lasciano segni profondi nella mente (come una vecchia fotografia, la panchina su cui eravamo soliti sederci) e le persone ( sono naturalmente quelle rilevanti per noi: genitori, fratelli, amici, colleghi, un loro sorriso, un gesto, o particolari momenti trascorsi in loro compagnia), a volte di rado specifici eventi (un viaggio), periodi della vita e, impensato, anche animali (cane, gatto).
 Secondo alcune ricerche, la nostalgia sembra stimolata da un particolare stato d’animo negativo, nello specifico da un senso di tristezza, di solitudine.
 Tuttavia, vi sono altri elementi che attivano la nostalgia come le scambievolezze sociali, cioè rivedere amici di un tempo e ricordare con loro gli avvenimenti del passato, gli stimoli sensoriali (come caratteristici profumi, musica), gli oggetti (come gli anelli del matrimonio, una fotografia), inattività (cioè momenti di rilassamento totale), infine occupano un posto privilegiato gli anniversari (come  la data del primo incontro, il venticinquesimo)  e le emozioni positive (felicità, gioia ecc.).
 La nostalgia, secondo alcuni ricercatori, sul nostro stato mentale fa nascere un’emozione positiva atta a bilanciare momenti di tristezza o di solitudine, inoltre rinforza i legami sociali e aumenta l’autostima.
 La nostalgia si presenta per rammentarci che abbiamo un passato e che ciò che abbiamo vissuto ha avuto un senso benefico per noi. 
 Moderni studi affermano che la nostalgia non è una debolezza ma una risorsa psichica. Le persone, infatti, nostalgiche sono più vigorose, in quanto valide a ricompattare i frammenti del passato e a rendere la vita un cammino consistente.
 L’emozione che abbiamo in presenza di una vecchia fotografia  di un tramonto o dell’incontro con un vecchio conoscente non prende in breve la durata di un attimo ma produce un collocamento tra quello che eravamo e quello che realmente siamo,  donandoci la sensazione che la nostra esistenza abbia avuto un cammino terreno saggio, ricco di esperienze ed emozioni, nel bene o nel male.
 A questo punto possiamo dire che la nostalgia possiede potere terapeutico positivo se le persone sono idonee a percorrere a ritroso la propria vita, dando ai ricordi il giusto valore.
È del tutto evidente che una quota esagerata di nostalgia può privare la mente di spazi preziosi e rendere pessima la qualità della vita, mutandosi nelle circostanti più gravi in vera patologia.
 A tale proposito è bene ricordare che vi sono persone che non sono capaci di trarre beneficio dalle attività quotidiane e trascorrono il loro tempo continuamente nel passato.
 Tuttavia se si è portati a ricercare benessere psicofisico soltanto nel proprio passato, la nostalgia diventa negativa e capace di accrescere il dolore psichico nei riguardi al presente e al futuro, e questa evenienza conduce certamente alla depressione. Ogni qual volta invece che si ottiene di rivivere il passato con gioia, senza permettere che il presente sia messo sottosopra e invaso dai ricordi, la nostalgia può divenire un’emozione caratteristica, dall’aspetto delicato, pure se un po’ triste. 

venerdì 1 marzo 2019

LA RASSEGNAZIONE UN SENTIMENTO AMBIGUO


La rassegnazione è un sentimento di significato duplice. Questo particolare aspetto della nostra vita, se trascorso a modo e nei tempi giusti, da una mano a rimettersi in movimento dopo  un turbamento psicologico; quando invece diviene  un’abitudine che copre ogni spazio della mente può recidere le gambe perfino alle circostanze più favorevoli. Sebbene siamo soliti collegare la rassegnazione a un’idea di fallimento e di perdita senza ritorno di speranza, saper accoglier benevolmente questo sentimento in alcuni momenti si scopre un’arma vincente. Certo, in quanto  l’attitudine di ricevere un evento negativo come frammento della vita, tollerare l’impossibilità di realizzare qualcosa o di una sottrazione affettiva o sentimentale , sono nostre mansioni indispensabili,  se non altro penose. 
 Insomma non bisogna coltivarla, bensì contrastarla. Quando tutto intorno a noi è triste, buio dobbiamo alzare la testa e guardare avanti, quando ci sentiamo soli contro il mondo dei viventi dobbiamo assolutamente combattere. Ciò perché la rassegnazione è un sentimento capace di bloccarci in uno stato d’inerzia, allora occorre trovare la forza di accettare la situazione qual è e poi cercare di cambiarla.
 Talora  non arretrare a un avvenimento ( ad esempio  un amore che finisce, perdere il posto di lavoro, l’età che va avanti e così via) non soltanto rende molto triste, ma ci inchioda in uno stato d’animo che aggrava nel tempo. Se riusciamo a giungere al momento di rassegnazione,  nel senso che cessiamo di contrastare e di lottare quell'evento, possiamo iniziare a progettarlo, ad andare al di là e a ripartire. E svelare, laddove non si tratti naturalmente di episodi traumatici o luttuosi, che probabilmente il dire di no che la vita ci ha comunicato ci sta muovendo verso qualcosa che è molto più favorevole per noi.
 La rassegnazione si tramuta in una attività negativa quando anticipata, nel senso che è presente molto prima di scontrarsi con qualcosa, o quando è tempestiva, ossia occupa il posto al primo intoppo di un itinerario o progetto. Disagio che tuttavia per legge di natura non può non rivelarsi. La persona non presta fede quando inizia una storia d’amore, quando compra un gratta e vinci, quando un amico intimo scontenta un minimo. Le sue espressioni particolari sono:<<Comunque so che andrà male>>; <<Conosco perfettamente che sarebbe andata in questo modo>>. Un pregiudizio su se stessi e sulla realtà che si amplia ad altre persone o a tutta la sfera del vivere.
 Questo è un esempio di rassegnazione che porta via l’iniziale passione principale, per incominciare una qualsiasi attività. Inoltre, essendo sprovvista di obiettività, non permette di cogliere le reali occasioni positive innate spesso negli attimi di difficoltà soggettiva. Praticamente, non consente mai di mettere a frutto la crisi, e questo ostacola alla persona di potere progredire, svilupparsi, mutarsi. Altre-sì perché colui che si rassegna, che non ha fiducia in nulla, non si dispone mai al massimo in una circostanza: vive in economia nella convinzione impacciata di risparmiare l’ulteriore delusione che, proprio per ciò, giunge tempestiva. 
Ora alcuni consigli per cambiare comportamento.
 Per prima cosa bisogna accettare i propri limiti. Se risponde al vero che la consapevolezza dei propri limiti aiuta, è altrettanto vero che i limiti troppo rigidi finiscono per soffocare la gioia di vivere. Ciò che blocca l’insicuro è la paura di cambiare, di essere diverso dagli altri o da come lui stesso è abituato. Il suo pessimismo e la sua diffidenza lo difendono dal desiderio di lasciarsi andare. Il rassegnato dovrebbe imparare a cedere e scopre che ciò che sta evitando è la possibilità di vivere meglio.
 Evitare di arroccarsi nella propria posizione in maniera critica e rinunciataria, ma aprendosi il più possibile al mondo esterno.
 Invece di chiedere consigli a tutti senza però mai modificare il carattere, impara ad ascoltare chi ti parla; esci dal proprio dialogo interiore.
 Non ripetere le solite frasi, quali: “L’ennesima fregatura”, “Chi me lo fa fare” e così di seguito.
Infine, uscire dai soliti ruoli. Ad esempio ci sentiamo troppo stretti nel ruolo di coniuge o di genitore, ogni tanto diamo un calcio a tutti i cliché legati al ruolo che occupiamo in famiglia senza la paura di perdere la rispettabilità o l’orgoglio.
Scopriremo che, essendo noi stessi, il clima familiare sarà più vivibile per tutti.

venerdì 15 febbraio 2019

LA DELUSIONE E' UN SENTIMENTO DI TRISTEZZA


  La delusione, frammento costitutivo della nostra vita, è un sentimento di tristezza e di dolore. Origina quando le attese, le speranze rimesse in qualcosa o in una persona non trovano verifica nella realtà.
 Non sempre quando rimaniamo delusi riusciamo ad accettare la botta. Crediamo che tutti gli avvenimenti negativi, grandi e piccoli, succedono solamente a noi. Ciò nonostante, anche se la delusione è tra i sentimenti umani una che ferisce profondamente l’anima, se arriviamo  a considerarla come qualcosa naturale che può accadere a tutte le persone, certamente otteniamo di smaltirla dalla nostra mente con più facilità.
 Senza dubbio, alcune conversazioni con degli amici o conoscenti sulla delusione di certi comportamenti danno una mano a scaricarci, sicuramente, ma nel contempo non fanno altro che farci precipitare ancora di più. Continuare a replicare quanto siamo restati delusi e quanto taluni  soggetti si siano comportati malamente con noi sarà utile soltanto a far bruciare ancora di più quel disinganno.
 Se a volte qualche persona ci ha deluso, se ci ha preso in giro,  possiamo confessarlo benissimo agli altri, ma nel contempo non mutiamoci in vittima. Buona norma è quella di non continuare a riflettere e a non annodarla al dito, diversamente il filo della delusione si tramuterà in una vera catena che non ci permetterà di procedere nelle nostre quotidiane fatiche.
 Alla maggioranza delle persone succede di attraversare momenti di rabbia, di tristezza e frustrazione di fronte a una delusione, tuttavia non bisogna ingigantire queste emozioni negative.
 Da quanto abbiamo detto sin qui appare chiaro che rimanere delusi è parte integrante della nostra esistenza. Ora per attutire senza subire tanti danni la batosta allorquando accade, non bisogna restare attaccati ad essa. Ma quale azione possiamo adottare per tenere a bada l’attacco negativo della delusione?
 Secondo studi di psicologia, quando si rimane delusi, la storia non deve continuare, perché rimuginando il fatto accaduto la delusione da piccola diventerà grande.
 Inoltre, bisogna tenere la mente concentrata su altre attività, quali gli impegni quotidiani, i nostri hobby. Soprattutto evitare quel dannoso rimuginare interno.
 Un buon sistema per scaricare l’ansia è quello di raccontare il crollo psicologico subito, ma bisogna anche terminare in fretta l’argomento. Liberare la mente del disagio fa sicuramente bene, e sembra un ottimo metodo quello di raccontare ciò che ci è successo ad altri che però ci capiscano, ma cerchiamo di non continuare il discorso più del solito.
 Ancora, porre maggiore attenzione agli avvenimenti migliori che ci accadono. Spesso, infatti, siamo più concentrati sulle nostre disavventure da non avvertire gli avvenimenti belli che giornalmente accadono intorno a noi.
 Otre tutto, bisogna tenere presente che vi sono tante persone sincere. Sicuramente di qualcuna non siamo stati soddisfatti del comportamento. Ma non ci amareggiamo. Infondo sono in maggioranza le persone leali, franche che con la loro disponibilità ci fanno capire che non tutte ci hanno ingannato.
 Infine, cerchiamo di non essere inflessibili giudici dei comportamenti altrui, perché anche noi a volte possiamo sbagliare. Nessuno, infatti, è perfetto, per cui è necessario essere umili e lasciar correre le delusioni altrui e anche le proprie.