sabato 15 giugno 2019

IL DISPREZZO UN’EMOZIONE SOCIALE

 Il disprezzo è un’emozione che viene espressa in modo prevalente nelle situazioni d’ interazione sociale. Secondo gli studiosi il disprezzo verso un’altra persona è provocato soprattutto da comportamenti trasgressivi di norme morali o convenzioni sociali, dal tradimento della fiducia, da aggressività e violenza, da atteggiamenti immotivati di superiorità, da sincerità e falsità. Si è anche constatato che vi sono differenze significative tra maschi e femmine nello sperimentare disprezzo: per i maschi il tradimento della fiducia e atteggiamenti immotivati di superiorità sono le cause scatenanti più frequenti; invece per le donne i motivi scatenati più rappresentati sono le trasgressioni di norme morali e la falsità.
 Si tratta, quindi, di una emozione sociale che si attiva quando il suo scopo è minacciato.
 L’oggetto del disprezzo è il comportamento della persona in alcuni atteggiamenti particolari che richiama un giudizio morale che porta al dissenso.
 Il ricevente è l’individuo che rivela comportamenti giudicati negativi, ha atteggiamenti di superiorità o tradisce la fiducia. Allorquando questo succede, si ritengono danneggiati, per guanto riguarda la collettività,  gli obiettivi sociali (conservare  le regole della società), morali (la religione), legali oppure in uno specifico gruppo di appartenenza, gli scopi specifici del gruppo stesso e ci si prepara a scontrarsi con un avversario ritenuto pericoloso. L’individuo o il gruppo, ritenuto responsabile di un simile comportamento è riconosciuto disprezzabile per quel specifico comportamento ed esprimendo  disprezzo, non si permette più il ripetersi di quella condotta.
 Lo scopo della persona oggetto di offesa è quello di salvaguardare le norme morali e gli accordi comuni della società, o del gruppo di appartenenza, da quei soggetti che possono comprometterle; il disprezzo è un’emozione adeguata alla loro difesa all'interno della comunità o di un terminato gruppo di appartenenza.
 Possiamo individuare il disprezzo sul volto di un nostro interlocutore?
 Certamente sì, anche se spesso lo possiamo confondere con il sorriso. Tuttavia questo è un errore frequente commesso da chi non conosce il linguaggio del corpo in generale.
 Inoltre, il disprezzo è un’emozione differente dal disgusto, infatti è possibile mostrare disprezzo verso le persone (simultaneo innalzamento e allargamento del labbro superiore su un unico lato della bocca), ma non lo possiamo mostrare verso i cibi.
 Non si prova disprezzo neanche per odori e oggetti.
 Possiamo avvertire un cattivo odore, in quel caso si può provare disgusto, ma non disprezzo; forse il disprezzo è collegato con chi è portatore di un odore sgradevole, ma mai nei riguardi di un odore in particolare. Il disprezzo si manifesta quando ci troviamo di fronte a situazioni ritenute immorali, e si prova un senso di superiorità rispetto a chi ha compiuto l’azione fuori dalle regole.
 A questo punto del nostro discorso, possiamo concludere dicendo che l’emozione del disprezzo consente alla persona di modulare, rendendole più funzionali, le proprie relazioni sociali e di confrontarsi, anche nell'immediatezza del vissuto emotivo, con i valori e norme di comportamento socialmente condivisi

sabato 1 giugno 2019

LA VIOLENZA PSICOLOGICA


Secondo l’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, la violenza è “qualsiasi atto che può provocare, danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione e la deprivazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che privata”.
 Le forme più comuni di violenza sono:
Violenza fisica, Violenza psicologica¸ Violenza sessuale, Violenza economica, Violenza familiare: varia combinazione di violenza fisica, psicologica economica e sessuale agita all'interno dell’appartamento da persone con cui si convive.
 Per quanto ci riguarda, in questo spazio analizzeremo la sola violenza psicologica in quanto essa non sempre è individuata anche dalle stesse vittime come un atto violento. Invece è necessario riconoscerne l’importanza, non soltanto  perché anticipatore di altri tipi  di violenza tra cui quella fisica, ma anche perché di per sé causa di sofferenza e disagio in chi la subisce.
 La violenza psicologica si organizza vicino a particolari comportamenti e/o atteggiamenti che si ripetono e si rafforzano nel tempo; una serie di piccole violenze che in linea generale  aderiscono al seguente modello: tutto comincia con il controllo continuo dell’altro, si passa poi alla gelosia e alle molestie insistenti, sino a giungere alle umiliazioni e al disprezzo.
 Il controllo si può tramutare in un comportamento esageratamente geloso, all'incirca patologico, contrassegnato da sospetti continui ed infondati. Il partner diviene un oggetto da possedere in modo privilegiato, non è riconosciuto come una persona diversa da se stesso.
 Molto spesso, nell'ambiente della violenza casalinga, il controllo sulla donna è conservato grazie anche al suo continuo isolamento: le viene impedito di svolgere attività lavorativa e di avere una propria vita sociale, di frequentare gli amici, d’ intrattenere rapporti con conoscenti e con la famiglia, al fine di renderla totalmente dipendente dal partner, in questo modo che non sfugga al suo controllo.
 L’isolamento è al tempo stesso causa e conseguenza dei maltrattamenti; in queste particolari situazioni le donne parlano a volte di sentirsi prigioniere.
 Un piano alla base della violenza psicologica è edificato dalle critiche mortificanti con lo scopo di rendere fragile l’autostima della persona, a dimostrarle che è carente di valore, ad esempio la persona  può essere screditata per quello che svolge, può essere accusata di pazzoide, criticata  riguardo al suo aspetto fisico o peggio alle sue capacità intellettuali. Continuare a svilire, umiliare, ridicolizzare, sono gli atti specifici della violenza psicologica.
 A volte, quando le critiche e le umiliazioni riguardano in modo particolare la sfera sessuale, queste generano un senso di vergogna che diventa un ulteriore ostacolo al chiedere un aiuto esterno.
 Inoltre la violenza psicologica può comprendere anche minacce o atti intimidatori quali lanciare o rompere gli oggetti, sbattere le porte e così via. Tali comportamenti hanno lo scopo d’ intimidire l’altro, minacciandolo della propria capacità fisica di fare del male a se stesso e agli altri.
 La minaccia del suicidio è una violenza di massima gravità perché porta il compagno a sentirsi responsabile delle azioni dell’altro e a dover restare fermo per la paura delle possibili conseguenze di qualsiasi sua scelta.
 La regolare critica quotidiana e i continui insulti alla persona, maschio o femmina poco importa, minacciano la sua autostima. Sentendosi continuamente disprezzata, essa stessa inizia a disprezzarsi e a sentirsi non degna di essere amata e rispettata.
 Va da sé che mentre gli esiti della violenza fisica sono subito individuabili e agevolmente diagnosticabili, è certamente più difficile rendere visibili quelli causati da una violenza psicologica. Vi è, ancora, qualche difficoltà a individuare le violenze psicologiche stesse, giacché i loro confini non sono così definiti: una stessa azione può prendere su di sé significati diversi a seconda del contesto in cui si inserisce e a seconda della persona che la valuta.
 Infine, la violenza psicologica spesso è negata sia dall'aggressore che dai testimoni; mancano elementi che provano la realtà di ciò che la vittima subisce e questo fa sì che la stessa persona che ha subito la violenza dubiti di ciò che prova.     

giovedì 16 maggio 2019

LA GENTILEZZA UN SENTIMENTO POSITIV









 Nella psicologia la gentilezza non è intesa come un segno di debolezza psichica, ma anzi una manifestazione di forza. Essere in grado di rivolgersi alle altre persone con un sorriso,  far vedere la propria disponibilità, praticare alcune regole maltrattate  della buona educazione quali per esempio aiutare una persona in difficoltà, significa attestare le proprie aspirazioni e ideali, senza soccombere alla seduzione della prepotenza e dell’egocentrismo, ma portando rispetto agli esseri umani.
 L’importanza della gentilezza come qualità vitale è una conoscenza arcaica. La filosofia e le religioni la rappresentano come una particolarità dello spirito aderente alla tranquillità interiore, all'equilibrio e alla coscienza di sé. Una predisposizione psicologica che possiamo perdere nel percorso della vita per le insoddisfazioni, le ferite e i dispiaceri che, normalmente, sono presenti nella nostra crescita psicofisica.
 Infatti, i rancori, le paure infantili persistenti possono trasformarci in esseri egoisti e tenebrosi, oppure boriosi e diffidenti. Le persone tristi, rancorose smarriscono, unitamente  alla luce dell’intelletto, quello della gentilezza. Senza averne coscienza, subiscono l’influenza negativa di abitare in un mondo maleducato, dove necessita farsi largo, prendere in giro, falsificare per continuare a vivere.
Va da sé che l’inettitudine di essere gentile significa una anomalia vitale, psicologica e morale, su cui non abbiamo l’abitudine di ragionare, nel mentre corrode dall'interno e dal profondo della nostra esistenza, sino al punto a nuocere, anche l’ambiente sociale, l’eventualità di una comunità più florida e più inserita.
 La persona gentile invece sa perfettamente di essere sincera e corretta, dà prova di apertura mentale e di prestare attenzione e conosce la qualità della fiducia e dell’alternanza. Probabilmente queste proprietà a certi individui potrebbero sembrare illusorie, o addirittura soprannaturali, ma è sufficiente far conoscenza almeno una volta nella vita di una persona gentile per rendersi conto che il tutto corrisponde al vero.
 In una società come la nostra, infatti, dove si esaltano i pessimi comportamenti, le ambizioni e la faccia tosta è quasi normale che la gentilezza sia travisata come innocenza o bollata come segno di fragilità psichica. La persona gentile può attendersi freddezza e ingratitudine, ma ciò non ci deve allontanare dal coltivare una vocazione che, in sostanza, dà in dono quella serenità e quell'amore sincero cui desideriamo come esseri umani.
 In ambito psicologico, quindi, la gentilezza si collega al benessere, alla creatività e alla stabilità emotiva. Infatti, la persona che sviluppa un comportamento positivo realistico e senza riserve rispetto alle altre persone è più resistente agli episodi critici del ciclo vitale, e ha più possibilità di sviluppare le proprie capacità e rendere possibili le finalità personali e professionali.
 Insomma, essere gentili è una semplice azione quotidiana come, ad esempio, una telefonata a un conoscente in difficoltà, fare un complimento a qualcuno e così via, esempi questi di piccoli gesti, che possono portarci al valore della gentilezza e rendere possibile e duraturo il nostro benessere psicofisico.
 Siamo, dunque, invitati tutti a promuovere piccole azione che generano benessere dentro di noi, un boomerang che viene generato dalla gentilezza e che torna al mittente arricchito di forza. Essere gentili è quindi una grande responsabilità che noi abbiamo non solo nei confronti di noi stessi, ma anche verso i nostri simili al fine di costruire un’ armonia positiva.

mercoledì 1 maggio 2019

L’ORGOGLIO EMOZIONE DOUBLE-FAC

  Le nuove teorie scientifiche definiscono l’orgoglio un’emozione con due facce. Se da un lato, infatti, l’orgoglio aumenta l’autostima individuale e l’abilità al risultato, dall'altro è incline di frequente a confondersi con l’arroganza e troppa sicurezza di sé, sino a essere registrato tra i sette peccati capitali.
 Con altre parole diciamo che definiamo orgogliose quelle persone hanno completa fiducia nelle proprie attitudini e potenzialità; ciò nonostante possedere un grado di autostima eccessivamente elevato e, di conseguenza, essere colmo di orgoglio, può finire in un eventuale concetto di superiorità riguardo agli altri, che alla lunga può rendere odiosi le persone.
 Tuttavia, l’orgoglio non è per forza un sentimento negativo, piuttosto, a volte è prospero e utile al nostro operare quotidiano, specialmente quando origina dalla evidente consapevolezza delle proprie capacità, delle mete raggiunte e dei risultati positivi che abbiamo ottenuto sino a quel momento. In questo particolare caso si parla allora di quell'orgoglio positivo, che occorre per farci ottenere una corretta autostima e che deve essere rafforzato e nutrito, in quanto che ci permette di vivere in accordo con noi stessi. L’orgoglio in salute mantiene i piedi ben bloccati a terra e apprendere ad averlo può essere di sostegno chi è eccessivamente ipercritico con se stesso a riconoscere le proprie capacità e ad iniziare il cammino che più ambisce.
Può accadere però che a volte un sano orgoglio si può tramutare in superbia. Ciò capita allorquando una persona si decanterà  in modo esagerato di sé, delle proprie attitudini e dei traguardi raggiunti.
  Quando le persone sono oltre misura orgogliose causano errori e diventano presuntuose, con il risultato che rimarranno da sole e isolate.
 Per evitare  pericolo d’isolamento, la persona superba deve apprendere a non mettersi in mostra, a non parlare in modo esagerato di se stesso, se non altro lì dove non fosse necessario, e ciò vale anche per coloro che stanno avvertendo una superba momentanea dovuta a una situazione d’ insicurezza, chiedersi perché si stia dicendo certi argomenti e se sia il caso di dirli, se quindi sia il posto e la persona giusta con la quale discutere è un legittimo metodo per evitare di coltivare la propria superbia.
 Come sin qui abbiamo messo in evidenza, un orgoglio moderato può essere un valido aiuto a farsi considerare, essere oltremisura orgogliosi conduce a conflitti e disaccordi e specialmente non aiuta nei rapporti umani.
 Occorrerebbe apprendere e porre il proprio orgoglio in un piano minore davanti alle circostanze in cui si viene a trovare a condividere argomenti vari con qualche altro di cui abbiamo stima e apprezzamento e quando prestiamo fede e diamo pregio al progetto che si sta approvando. In queste particolari circostanze porre da parte il proprio orgoglio non è un segnale di insufficiente fiducia e autostima nelle proprie certezze, ma indica dare rilievo all'altra persona e a ciò che in quell'attimo si è deciso di realizzare, sia se si discute di vita privata o di lavoro.
 Se al contrario questo accordo viene a mancare e non c’è la stessa energia di partecipazione nel progetto che si sta realizzando, ebbene possiamo anche restare sulle nostre posizioni e neppure scendere a espedienti.
 Certamente avvicinarsi all'altra persona, chiedere scusa e non dimostrarsi eccessivamente orgogliosi è anche un segnale di viva intelligenza.

martedì 16 aprile 2019

L’AFFETTO È UN SENTIMENTO INTENSO


 L’affetto è un intenso sentimento che lega una persona a qualcuno o a qualcosa. Esso trae energie psichiche dagli impulsi naturali e si acutizza sotto la spinta di cause
capaci a muovere l’anima (ira, sdegno, amore, pietà e così di seguito). È un
sentimento di particolare intensità emotiva che comprende, oltre l’amicizia e l’attaccamento, anche l’amore. È una inclinazione sentimentale per le creature viventi (umani, animali e vegetali) e persino con particolari oggetti, probabilmente meno inteso dell’amore (come moto affettuoso), ma più regolare e più costante nel tempo.
 Ed è proprio l’elemento della durata che contraddistingue questi sentimenti. In esso si concentrano la stima e il rispetto per la persona cara o l’altra parte.
 Con altre parole, potremmo definire l’affetto come uno di quei componenti che contraddistinguono il sentimento, poiché esso consente di essere informati del piacere e del dolore, che si esperisce in rapporto all'oggetto dell’emozione. Pertanto l’affetto regolerebbe non soltanto la sola sensazione esperienziale, che si mette in moto di fronte a uno stimolo gradevole o sgradevole, ma anche la risposta del soggetto stesso davanti a esso (accostamento/aumento nel primo caso, se paramento/riduzione nel secondo).
 Secondo recenti studi è emerso che l’affetto non può essere un’abitudine o un dovere che non trovi il coraggio d’ interrompere un rapporto affettivo. È un sentimento che ha un valore maggiore della simpatia o dell’amicizia, un sentimento  allo stesso tempo duraturo, intenso e irrequieto.
 L’affetto emerge spontaneo, favorito da premura e tenerezza donateli sin dall'infanzia. Il bambino, per lo sviluppo armonico della sua personalità, necessita, infatti, di amore e di comprensione, deve crescere in un’atmosfera di affetto e di sicurezza morale e materiale. Non a caso, la direzione dipende da punto di partenza. Un abbraccio e un bacio sono stati sicuramente il primo contatto con nostro figlio quando l’ostetrica o l’infermiera ce l’ha messo in braccio per la prima volta. È questo comportamento un perfetto messaggio di affetto che lega genitori e figlio sin dai primi giorni, ma non è confinare solo alla tenera età.
 Inoltre le abitudini quali carezze, baci, abbracci, sono tra le cose che danno sicurezza ai bambini, nel limite della loro importanza. Istituire un modesto rito familiare e rispettarlo è una dimostrazione d’affetto soprattutto se permette di dare voce e importanza ai bambini: scegliere un programma televisivo o un gioco all’aria aperta, immersi nell'ambiente naturale, ma anche accettare la proposta di stare tutti insieme nel letto matrimoniale una mattina di un giorno festivo.
 I contatti fisici ed emotivi e le esperienze che provengono dagli adulti, con i quali vi è un forte legame affettivo, sono diventati negli ultimi decenni troppo scarsi e limitati. Sono, inoltre nettamente diminuiti i contatti diretti e spontanei con il mondo vegetale e animale che anch'esso possiede notevoli proprietà affettivo-relazionale.
 Preso in considerazione quanto abbiamo appena detto, non possiamo non comprendere quanto sia di massima importanza continuare a tutelare l’infanzia. Non bisogna mai considerare un bambino come un semplice adulto in miniatura. Teniamo presente che un bambino è un soggetto vitale, una persona molto avida di emozioni positive, che necessita necessariamente di vivere esperienze colme di affetto illimitato, di parole amorevoli e di legami autentici.
 Sappiamo con certezza che un bambino non è un soggetto adulto, lui neppure ha la facoltà di comprendere il perché gli altri adulti lo trattano male e non può neanche difendersi. Quello che gli succede mentre è piccolo lo può marcare per il resto della vita, particolare questo da tenere a mente in quanto interessa la sua salute mentale.
 È giusto, dunque, prendersi sempre cura dei bambini sin dai primi anni, e se nel caso siamo stati in prima persona ad avere un’infanzia difficile, bisogna tenere a mente che un’emozione positiva come la felicità non è negata a nessuno e che conviene riconoscere ciò che c’è successo, passare oltre, e ritornare con semplicità a vivere di nuovo.

lunedì 1 aprile 2019

SERENITÀ UN’EMOZIONE POSITIVA


coltà di comprendere il perché gli altri adulti lo trattano male e non può neanche difendersi. Quello che gli succede mentre è piccolo lo può marcare per il resto della vita, particolare questo da tenere a mente in quanto interessa la sua salute mentale.
 È giusto, dunque, prendersi sempre cura dei bambini sin dai primi anni, e se nel caso siamo stati in prima persona ad avere un’infanzia difficile, bisogna tenere a mente che un’emozione positiva come la felicità non è negata a nessuno e che conviene riconoscere ciò che c’è successo, passare oltre, e ritornare con semplicità a vivere di nuovo.























 Oggi siamo costretti a vivere la nostra quotidianità in una società inquieta che ci obbliga  ad adottare uno stile di vita troppo frettoloso, agitato in cui non sostiamo mai nemmeno per una breve pausa. Se non prendiamo coscienza di ciò, possiamo essere trascinati sicuramente in un giro vorticoso di attività, delle quali solitamente banali, ma che in realtà non ci danno la possibilità di trovare spazio per il tempo libero. In verità, siamo talmente inseriti in questa cadenza vorticosa che qualche volta, allorquando riusciamo a recuperare uno spazio libero per noi stessi, proviamo dispiacere.
  Non è facile condurre un’esistenza tranquilla. I problemi  quotidiani della vita spesso possono condurci a uno stato ansioso persistente che non è facile mandarlo via per far tornare la serenità dentro di noi. Tuttavia è essenziale riscoprire la pace interiore. Quindi per sentirci più quieti bisogna individuare prima di tutto le situazioni  che ci angosciano, poi cercare di riorganizzare le nostre priorità.
La pace interiore è una percezione personale di benessere psicofisico, immateriale ma molto evidente,  giacché ci dona una immensa tranquillità  Si tratta di una condizione psichica nella quale ci sbarazziamo dei problemi che ci preoccupano, delle ansie, delle paure e della sofferenza.  Insomma, bisogna  cercare di essere forti perché solo affrontando le preoccupazioni a testa alta e con dignità si può raggiungere la serenità con noi stessi e con gli altri. 
 Tuttavia anche se noi riusciamo ad acquisire una sensazione di calma smettendo di combattere le emozioni negative, ciò non significa che all'improvviso hanno terminato di controllarci e di procuraci dei danni. In realtà si tratta di una situazione nella quale ci prendiamo una pausa dall'impazienza, dall'ansia, allontanandoci momentaneamente dai problemi emotivi e dai conflitti quotidiani.
Molte persone sono convinte che sia impossibile conseguire una situazione di vera pace interiore. Loro sono del parere che la vita quotidiana è talmente insicura e di tanto in tanto incostante, che è impossibile trovare tranquillità.
 Tuttavia quello che è vero per certe persone molto fragili, che cioè non hanno una buona capacità di controllo emotivo, non significa che sia irrealizzabile acquisire la tranquillità interiore. Allorquando abbiamo degli agenti disturbanti interni possiamo liberamente decidere quale elemento attaccare. Ripreso il controllo della situazione allora possiamo aspirare alla pace interiore.
 Perciò, la pace interiore non è un dono qualsiasi che possiamo cogliere lungo il nostro percorso terreno, si tratta di una propria scelta,  ma è un problema che possiamo svolgere passo dopo passo  accettando coscientemente dei comportamenti che possono fornirci tranquillità.
 È possibile raggiungere la serenità interiore? Secondo la mia esperienza,  qualche tecnica  o alcuni consigli possono essere utili per ritrovare la serenità.
 Prima di tutto bisogna riflettere di più. Niente che troviamo all'esterno deve compromettere la nostra serenità. Dobbiamo cercare quindi d’ individuare la causa che ci rende ansiosi e affrontare la situazione con estrema calma e quiete. Se si è sereni dentro, si è sereni fuori. Bisogna controllare sempre le proprie reazioni  davanti alle evenienze esterne che creano scompiglio interiore. Non bisogna certamente dare poca importanza alle evenienze ma sicuramente non si deve esagerare nell'eccessiva paura ad affrontare e valutare una situazione o un problema. 
 Importante è anche saper accettare i pensieri e le emozioni negativi. Trovare la tranquillità interiore significa, prima di tutto equilibrio psichico. Perciò non è possibile trovare la serenità se si continua a combattere con pensieri ed emozioni negativi o se si pretende nasconderli nei recessi più profondi della mente. Per raggiungere la pace interiore è necessario accettare questi pensieri ed emozioni, che infatti, vivendoli, perderanno la loro influenza su di noi e riusciremo a liberarci del loro fardello.
 Inoltre, è bene ricordare, che la soluzione immediata a qualsiasi problema non esista ma per essere felici bisogna solo affrontare gli avvenimenti con la consapevolezza dei propri limiti amandoci sempre così come realmente siamo.

venerdì 15 marzo 2019

LA NOSTALGIA UNA RISORSA ESISTENZIALE


 La nostalgia si rappresenta come un’emozione che ci conduce a ripensare a qualcosa del passato che non esiste più e mette insieme la soddisfazione per ciò che si è vissuto con l’accettazione che si parla di un periodo già trascorso che non tornerà.
 Da alcuni studi di psicologia viene fuori  principalmente che le persone provano nostalgia innanzitutto ricordando qualcosa che le hanno implicate personalmente, attimi in cui hanno agito il ruolo di protagoniste della scena e soltanto casualmente ricordando momenti nei quali erano semplici attente osservatrici esterni. Con altre parole si rievoca con viva nostalgia ad esempio un abbraccio affettuoso ricevuto da una persona cara che uno osservato.
 La nostalgia, quindi, è un’emozione provata piuttosto di frequente da tutti i tipi di personalità, deboli o forte che siano. Essa ha la capacità d’influenzare non solo la nostra psiche, ma anche il nostro corpo, attraverso una serie di sintomi che interessano il sistema cardiorespiratorio, i disturbi dell’appetito, l’ansia e così via.
 Gli oggetti più assidui di episodi nostalgici sono anzitutto eventi che lasciano segni profondi nella mente (come una vecchia fotografia, la panchina su cui eravamo soliti sederci) e le persone ( sono naturalmente quelle rilevanti per noi: genitori, fratelli, amici, colleghi, un loro sorriso, un gesto, o particolari momenti trascorsi in loro compagnia), a volte di rado specifici eventi (un viaggio), periodi della vita e, impensato, anche animali (cane, gatto).
 Secondo alcune ricerche, la nostalgia sembra stimolata da un particolare stato d’animo negativo, nello specifico da un senso di tristezza, di solitudine.
 Tuttavia, vi sono altri elementi che attivano la nostalgia come le scambievolezze sociali, cioè rivedere amici di un tempo e ricordare con loro gli avvenimenti del passato, gli stimoli sensoriali (come caratteristici profumi, musica), gli oggetti (come gli anelli del matrimonio, una fotografia), inattività (cioè momenti di rilassamento totale), infine occupano un posto privilegiato gli anniversari (come  la data del primo incontro, il venticinquesimo)  e le emozioni positive (felicità, gioia ecc.).
 La nostalgia, secondo alcuni ricercatori, sul nostro stato mentale fa nascere un’emozione positiva atta a bilanciare momenti di tristezza o di solitudine, inoltre rinforza i legami sociali e aumenta l’autostima.
 La nostalgia si presenta per rammentarci che abbiamo un passato e che ciò che abbiamo vissuto ha avuto un senso benefico per noi. 
 Moderni studi affermano che la nostalgia non è una debolezza ma una risorsa psichica. Le persone, infatti, nostalgiche sono più vigorose, in quanto valide a ricompattare i frammenti del passato e a rendere la vita un cammino consistente.
 L’emozione che abbiamo in presenza di una vecchia fotografia  di un tramonto o dell’incontro con un vecchio conoscente non prende in breve la durata di un attimo ma produce un collocamento tra quello che eravamo e quello che realmente siamo,  donandoci la sensazione che la nostra esistenza abbia avuto un cammino terreno saggio, ricco di esperienze ed emozioni, nel bene o nel male.
 A questo punto possiamo dire che la nostalgia possiede potere terapeutico positivo se le persone sono idonee a percorrere a ritroso la propria vita, dando ai ricordi il giusto valore.
È del tutto evidente che una quota esagerata di nostalgia può privare la mente di spazi preziosi e rendere pessima la qualità della vita, mutandosi nelle circostanti più gravi in vera patologia.
 A tale proposito è bene ricordare che vi sono persone che non sono capaci di trarre beneficio dalle attività quotidiane e trascorrono il loro tempo continuamente nel passato.
 Tuttavia se si è portati a ricercare benessere psicofisico soltanto nel proprio passato, la nostalgia diventa negativa e capace di accrescere il dolore psichico nei riguardi al presente e al futuro, e questa evenienza conduce certamente alla depressione. Ogni qual volta invece che si ottiene di rivivere il passato con gioia, senza permettere che il presente sia messo sottosopra e invaso dai ricordi, la nostalgia può divenire un’emozione caratteristica, dall’aspetto delicato, pure se un po’ triste.