
Dopo la pubblicazione di alcuni libri
<<ricreativi e di saggistica>>
Francesco Colizzi, psichiatra e psicoterapeuta, nel 2015 dà alle stampe
il suo primo romanzo dal titolo alquanto suggestivo, L’aggiustatore di destini, manni, inaugurando la sua nuova stagione creativa; un articolato e composito
discorso che indaga, con una strategia narrativa simile a quella del
commissario <<Maigret>>, le vie contorte e più profonde della mente
umana con il rischio <<di trovarsi fortemente coinvolto in una vicenda
per la quale non si sentiva, e non era, affatto pronto.>>.
A ben leggere, l’indagine psicologica di
Colizzi si svolge – con qualche variante, dato il vario percorso produttivo –
nell’ambito dell’ambiente umano e geografico aderente alla sua esperienza, un
sito quindi individuato e delimitato da confini mnesici, psicologici e
culturali di uno specifico territorio della Provincia brindisina, Ostuni,
appunto: un suolo patrio dove <<nonna Candida aveva deciso di non
muoversi più dal rione antico, dalla piccola casa di via Clemente Brancasi,
lasciando in eredità all’amato nipote, studente di medicina, il nuovo immobile
affinché ne facesse un ambulatorio medico>>,
Questo libro, in bella veste tipografica e
articolato in tre capitoli: PROLOGO, FEMMINILE PLURALE, EPILOGO, analizza con oculata
sensibilità e mette in luce ad uno ad uno i temi principali dei singoli
capitoli, non mancando di proporre un esergo ad ognuno di essi, quale senso di
gratitudine da esprimere verso autori che si ritrovano nel percorso di
scrittura del romanzo.
Con il prologo, inizia il cammino
professionale del giovane specializzando in psichiatria, il dottor Nilo, un
viaggio esistenziale sulle note della
Quinta sinfonia di Beethoven. Da ogni tema della sinfonia emerge una scena
<<di quella brevissima quanto densa vicenda>>. Dopo i primi tre temi, anche nella quarta
sinfonia viene fuori con chiarezza anche <<quello umanistico della
speranza>>. Tema per entrambi, medico e paziente, importante per
l’evoluzione del rapporto interpersonale, a tal punto che alla domanda della
paziente, <<Posso abbracciala?>>, <<Può farlo, Adele.
In
fondo, in questo momento non siamo che due esseri umani>> rispose il
dottor Nilo, pensando di aver dato << un piccolo scacco>> alla
<<forza del destino>>.
Nel secondo capitolo, il più corposo –
comprende trenta racconti brevi -, tante sono le storie e diversi i personaggi
che emergono da un mondo adulto fatto di violenza, di paura, di dolore psichico,
ma anche di cultura e di amore. Tra questi spiccano le figure femminili di
Lucia e di Emma oltre ad alcune di eminenti scrittori.
Analizzando brevemente il caso Lucia,
rileviamo che il dottor Nilo un giorno << si era ritrovato davanti una
strana bambina che chiedeva accudimento con fare lamentoso e accondiscendente
al tempo stesso>> . Il giovane psichiatra per un attimo rimase incredulo:
quel timbro di voce era una regressione o nascondeva cos’altro? Con pazienza
certosina e disponibilità all’ascolto, dopo aver ricomposto pezzo dopo pezzo i
fotogrammi della sua ricostruzione, comprese ciò che angosciava la giovane
paziente: Lucia non era una donna perversa, come credeva di essere, ma
<<Una vittima alla quale il carnefice, il fratello di sua madre, è
riuscito anche ad installare vergogna e
senso di colpa>>. In questo spazio narrativo è presente come un bisogno
naturale un sentimento amoroso quasi
sussurrato, un amore intessuto di autentica gioia il cui ritmo è modulato dalle
emozioni occasionali, da <<una carezza olfattiva>>, da << un
debordante desiderio sessuale>>. Sì, Emma è innamorata e a Nilo che le
sta vicino e lo bacia con trasporto, trova le parole giuste per dire
:<<Lo so, tesoro, e anche per questo ti amo>>.
Non manca
qualche <<storiella
divertente>> come quella dell’incontro
in un ospedale psichiatrico giudiziario tra il dottor Nilo, da pochi giorni in
servizio nel nosocomio e lo Zio Mingo, un ricoverato. Ipotizzando che anche
Nilo fosse ricoverato esclamò :<<Giovà! Pure tu stai qua?>>.
L’epilogo
conclude il romanzo. Con una lettera scritta a mano, che accompagna un pacco,
Lucia comunica al dottor Nilo che grazie alla sua preziosa e affettuosa
presenza è giunta a una conclusione che
<<Ho diritto di andare avanti, per una strada che sia solo mia …che devo
lasciar andare i miei sensi di colpa e di vergogna…devo imparare ad amarmi e ad
amare>>.
Il dottor Nilo chiuse la lettera, rimosse
l’imballaggio ed estrasse la bambola <<Gli parve del tutto innocua, per
niente inquietante>>. La collocò alla spalle del <<pupazzo di
Freud>>.
All’uscita dallo studio il dottor Nilo si
fermò sull’ingresso. <<Sorrise a Dènise e chiuse la porta>>.
In
questa prima prova narrativa intessuta di elementi umani e psicologici,
Francesco Colizzi ha abilmente esplorato, raccolto e descritto con
professionalità analitica essenziale e preziosa i drammi oscuri della psiche e
i complicati rapporti interpersonali, cogliendone le tensioni interne e la
fragilità della condizione umana.
E.C.