giovedì 12 novembre 2015

ELEMENTI EMOTIVI E MENTALI NELLA POESIA di EWA LIPSKA

In un nostro precedente intervento sulla vasta produzione in versi e in prosa di Ewa Lipska - una delle più importanti poetesse polacche contemporanee - mettemmo in evidenza le principali caratteristiche della sua creatività nel campo poetico e precisamente l'innata abilità ad arguire gli elementi più limpidi del mondo e dei mutamenti dell'animo e comunicarli con una scrittura raffinata e intesa.      
  Questi stessi elementi distintivi li rileviamo ora, dopo un’attenta lettura di alcune liriche scelte e pubblicate su vari riviste, cartacee e online, naturalmente, con rinnovato cipiglio compositivo, nel senso che trasmettono nuove percezioni ora decantate in un linguaggio caratteristico ed espressivo, ora turbate da un flusso d’angoscia, emozioni fragili che prive di veli crepuscolari si concretizzano nei versi delle varie composizioni.
 Prima di procedere nella nostra analisi, per chiarire quanto appena detto, riteniamo opportuno aggiungere che sarebbe riduttivo considerare queste poesie al pari di un semplice tentativo di esorcizzare l’angoscia insita nella sua sfera psichica e della stessa precarietà dell’esistenza: la silloge è, invece, una sapiente selezione di componimenti il cui tono misurato e spesso monocorde dell’ansia,  condivide gli esiti estetici di un flusso continuo di sentimenti e di varie emozioni, che stazionano in tutte le liriche.
Passando brevemente all'analisi del contenuto, notiamo che pur non costituendo un libro compatto, queste liriche sparse, con la loro presenza, testimoniano la conquista di una più equilibrata certezza tra la fragilità dell’emozioni e il mistero dell’esistenza condannata a morire.
  Dal punto di vista dell’architettura compositiva,  ci limitiamo a dire che le poesie presentano dei versi essenziali su un monologo interiore. Versi liberi con un loro ritmo, particolare per ogni composizione.  Pregiate, invece sono le poesie della Lipska, le quali hanno la freschezza di una sorgente d’acqua che sgorga tra le rocce: non si rivestono di complicazioni intellettualistiche, non si arroccano sull’arroganza dei significati. Ogni composizione arriva alla sua sintesi lirica attraverso un labirinto di sensazioni da cui trae, poi, la scintilla ritenuta necessaria per manifestare fino in fondo la sua gioia o la sua angoscia, le sue esaltazioni, le sue emozioni: sono le emozioni , in gran parte, a fare da sottofondo a queste poesie , come in, VETRI, che di seguito analizziamo.
  La poesia si apre con un quadretto che ritrae a tinte soffuse la scena mattutina di alcune donne appena sveglie e dietro di loro il brulicante paesaggio, urbano e  umano. Il quadretto non ha finalità descrittiva, piuttosto evidenzia una continuità di variazioni d’umore, che si succedono secondo una scala di opposti: tristezza e gioia, emozioni fragili. Sono passaggi che contengono e sviluppano temi con coerenza e sapienza stilistica. Così le riflessioni esistenziali diventano veicoli emotivi dell’esistenza umana, che oggettivano in un linguaggio limpido e armonico i sentimenti ben riposti. Leggiamo alcuni versi:
<<Nel paesaggio ci sono i tavoli. Sui tavoli c’è il vino./  A un tavolo una ragazza/. Nella ragazza c’è il sorriso/ E nel sorriso c’è tristezza. E tutto è/ come al cinema/ in quei vetri oblunghi. Nella ragazza c’è il sorriso/. Fa pena guardare. Donne assonnate/ Nelle donne c’è l’amore. Nell'amore c’è la fine/  E poi ci sono vetri oblunghi/ e la tristezza. Viaggiatori. Nell'amore c’è la fine>>. Nel limpido ambiente urbano si fa strada un sottile velo malinconico, di quella malinconia che non ha nessun nesso con la psicopatologia. È un momento di tristezza indispensabile per raggiungere una conoscenza più profonda di se stessi e delle proprie emozioni.
 E ancora, in questo inarrestabile flusso coscienziale, misurato e lento di una attività creativa che tenta di dare un senso alla paura insita nel DNA dell’eterno, del suo profondo mistero e alla violenza che passa, in varie forme, tra gli uomini, da cui nessuno è esente: una paura e una violenza che sono dentro di noi, quanto più noi l’attribuiamo agli altri. Leggiamo:
<<Nei viaggiatori c’è il treno/. Battono in essi le ruote/. E nelle ruote c’è l’eterno/.Nell’eterno c’è la paura/. E nella paura c’è il silenzio/. E nel silenzio più silenzioso/. Nei viaggiatori c’è il treno/. E il continuo gioco delle ruote/. Che pena guardare/. La truppa marcia/. Nel soldato c’è la pallottola/. E nella pallottola c’è la morte/. E nella morte c’è tutto e nulla c’è nella morte.>>.
 Sebbene la nostra analisi abbia sin qui rilevato momenti di riflessioni esistenziali modellate su un flusso verbale malinconico con tutte le sue sfumature, nei versi delle poesie che seguono notiamo una Lipska che presenta un dettato diverso rispetto al precedente, nel senso che una voce più chiara e discreta riduce la tensione interna:
 << < L’amore è un indovino/. Prevede se stesso te e me/. È del popolo eletto/ e usa una lingua/ ad alta tensione>>, Amore, e ancora sullo stesso tono alcuni versi caratterizzati da una metodologia analitica finalizzata a rilevare varietà di caratteri e di situazioni reali:
<<Una vecchietta ha preso un sonnifero/ ed è tornata indietro/. La veglia è sopraggiunta inattesa/. Le ho comunicato soltanto il dolore della testa/ posata male sul cuscino>>,  Sogno

 Il mondo psicologico e letterario di Ewa Lipska è, dunque, lo specchio analitico di uno schema narrativo raffinato e intenso, caratterizzato da variazioni di umori, a volte malinconiche , a volte simpatiche,  introspettivo privo dell’ottica psicopatologica, in una girandola di emozioni, di elementi mentali godibili e di varie figure retoriche, attraverso la voce recitante dell’io poetico vigile, pacato ma mai presenzialista, piuttosto si associa al coro degli altri attori. Una scrittura moderna, che merita ulteriore attenzione dei lettori e dei critici.
                                                                                                       E.C.


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