domenica 2 aprile 2017

SOLITUDINE EMOZIONE CREATIVA

L’uomo contemporaneo, proteso nel cercare all'esterno i significati delle cose, non si rende conto che si allontana sempre più dalla fonte originaria interiore.
 Perché, dunque non affrontare il tema della solitudine?
 Se c’è un chiarimento del termine esso può essere ricondotto alla natura stessa della solitudine: essa riguarda in profondità ogni essere umano, non è possibile eliminarla, ci fa compagnia per tutta la nostra esistenza e, specialmente, perché, per alcuni, i più favoriti dalla sorte, può divenire la strada della ricerca interiore.
 Ma che cos'è la solitudine?
 <<Stato di chi è, di chi vive, solo>> riporta IL NUOVO ZINGARELLI.
 La solitudine ha origine antiche. Nello stesso essere umano la nascita, la crescita, la maturità fisica, psichica e sessuale rievocano la solitudine originaria.
 Per aspetto sociale, poi, la solitudine viene riconosciuta con chiarezza. Pensiamo infatti a diecine di miglia di bambini nel modo che girano soli senza una destinazione ben definita. I tanti anziani, quanti di loro sono abbandonati nell'anonimia città?  Quante famiglie, sempre più estranee le une con le altre, vivono appartate nell'oscenità della televisione? Quanti ragazzi/e sono soli, nella prigione dorata del loro iPhone? Quante persone disoccupate sono costrette a una solitudine forzata?
 La solitudine dunque, non risparmia nessuno.
 La solitudine presenta moltissimi punti di vista: vi soni alcuni imposti dalle occasioni della vita, quali la prigionia, gli handicap e la malattia, l’abbandono di una persona cara. Vi sono poi solitudini volute e cercate. Quelle del creativo, dell’asceta o da chi, nella quotidianità, avverte la necessità di ricercare un momento suo, per recuperare le energie disperse nell’ambiente, per ritrovare quella parte soffocata dall’affanno della vita, quando invece, non è altro che una fuga dalla situazioni che non riesce a gestire.
 Vi sono ancora solitudini imposte dalla società. I mezzi di comunicazione, i mass-media, gli slogan pubblicitari che invitano ad isolarsi, a distinguersi esprimendo modi di vita “unici” che accentuano l’individualismo. In realtà il traguardo proposto è solo illusoria, dato che è raggiungibile solo con comportamenti ed oggetti uguali per tutti. Questi messaggi, per loro natura contraddittori, alimentano la fuga e la ricerca di un rifugio che, visto come un luogo d’opposizione all'esterno, limita la crescita e lo sviluppo dell’autonomia individuale.
 Abbiamo appreso da questa breve analisi che il saper stare da soli, rappresenta una preziosa risorsa. Dà la possibilità alle persone di entrare in contatto con i propri sentimenti più intimi, di riorganizzare le idee, di mutare comportamento. In alcuni casi, anche l’isolamento forzato può rappresentare un incentivo alla crescita dell’immaginazione creativa.
 Esiste ancora una forma di solitudine, quella più semplice, quotidiana, che si realizza come via di fuga dalla tensione della vita giornaliera. Alcune persone isolandosi riescono ad evitare un leggero stato di depressione o di apatia ed investono in creatività  
  Avviandomi verso la fine, viene spontanea una domanda? Possiamo uscire dalla solitudine?

 Non lo credo possibile, o meglio ne sono proprio convinto, perché l’essere umano, trascorrendo il tempo in solitudine, apprende a viverci insieme. Per coloro i quali non sono incappati nell'angoscia la ricerca della vita, sia corporea sia spirituale, dà un motivo per tentare, per vivere. Ciascuno di noi, con le proprie capacità e con le proprie convinzioni, ha cercato una possibile via e tracciato dei percorsi, tentativi, questi, volti a recuperare situazioni di benessere psicofisico, ben integrati nella complessità della vita.   

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