L’uomo
contemporaneo, proteso nel cercare all'esterno i significati delle cose, non si
rende conto che si allontana sempre più dalla fonte originaria interiore.
Perché, dunque non affrontare il tema della
solitudine?
Se c’è un chiarimento del termine esso può
essere ricondotto alla natura stessa della solitudine: essa riguarda in
profondità ogni essere umano, non è possibile eliminarla, ci fa compagnia per
tutta la nostra esistenza e, specialmente, perché, per alcuni, i più favoriti
dalla sorte, può divenire la strada della ricerca interiore.
Ma che cos'è la solitudine?
<<Stato di chi è, di chi vive,
solo>> riporta IL NUOVO ZINGARELLI.
La solitudine ha origine antiche. Nello stesso
essere umano la nascita, la crescita, la maturità fisica, psichica e sessuale
rievocano la solitudine originaria.
Per aspetto sociale, poi, la solitudine viene
riconosciuta con chiarezza. Pensiamo infatti a diecine di miglia di bambini nel
modo che girano soli senza una destinazione ben definita. I tanti anziani,
quanti di loro sono abbandonati nell'anonimia città? Quante famiglie, sempre più estranee le une
con le altre, vivono appartate nell'oscenità della televisione? Quanti
ragazzi/e sono soli, nella prigione dorata del loro iPhone? Quante persone
disoccupate sono costrette a una solitudine forzata?
La solitudine dunque, non risparmia nessuno.
La solitudine presenta moltissimi punti di
vista: vi soni alcuni imposti dalle occasioni della vita, quali la prigionia,
gli handicap e la malattia, l’abbandono di una persona cara. Vi sono poi
solitudini volute e cercate. Quelle del creativo, dell’asceta o da chi, nella
quotidianità, avverte la necessità di ricercare un momento suo, per recuperare
le energie disperse nell’ambiente, per ritrovare quella parte soffocata
dall’affanno della vita, quando invece, non è altro che una fuga dalla
situazioni che non riesce a gestire.
Vi sono ancora solitudini imposte dalla
società. I mezzi di comunicazione, i mass-media, gli slogan pubblicitari che
invitano ad isolarsi, a distinguersi esprimendo modi di vita “unici” che
accentuano l’individualismo. In realtà il traguardo proposto è solo illusoria,
dato che è raggiungibile solo con comportamenti ed oggetti uguali per tutti.
Questi messaggi, per loro natura contraddittori, alimentano la fuga e la
ricerca di un rifugio che, visto come un luogo d’opposizione all'esterno,
limita la crescita e lo sviluppo dell’autonomia individuale.
Abbiamo appreso da questa breve analisi che il
saper stare da soli, rappresenta una preziosa risorsa. Dà la possibilità alle
persone di entrare in contatto con i propri sentimenti più intimi, di
riorganizzare le idee, di mutare comportamento. In alcuni casi, anche
l’isolamento forzato può rappresentare un incentivo alla crescita dell’immaginazione
creativa.
Esiste ancora una forma di solitudine, quella
più semplice, quotidiana, che si realizza come via di fuga dalla tensione della
vita giornaliera. Alcune persone isolandosi riescono ad evitare un leggero
stato di depressione o di apatia ed investono in creatività
Avviandomi verso la fine, viene spontanea una
domanda? Possiamo uscire dalla solitudine?
Non lo credo possibile, o meglio ne sono
proprio convinto, perché l’essere umano, trascorrendo il tempo in solitudine,
apprende a viverci insieme. Per coloro i quali non sono incappati nell'angoscia la ricerca della vita, sia corporea sia spirituale, dà un motivo per tentare,
per vivere. Ciascuno di noi, con le proprie capacità e con le proprie
convinzioni, ha cercato una possibile via e tracciato dei percorsi, tentativi,
questi, volti a recuperare situazioni di benessere psicofisico, ben integrati
nella complessità della vita.
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