martedì 28 agosto 2018

ELEMENTI BIOGRAFICI ED EMOTIVI nell'Opera ANIMA VAGABONDA di DANIELE GIANCANE


La nuova fatica letteraria di Daniele è un libro diverso da tanti altri volumi pubblicati in quest’ultimo decennio perché  mette insieme un’agile autobiografia e una silloge di versi. Ciò può sembrare un modello letterario inusitato. Invece è lo stesso autore che nell’autopresentazione userà parole di disarmante sincerità per definire il prodotto del suo spirito: ”E poi, specie nel mio caso, biografia e poesia coincidono”.
 Infatti la sua visione è attenta al recupero di un passato dove ricordi ed emozioni s’intrecciano quasi miracolosamente formando un tessuto semantico armonico e di un presente dove la realtà quotidiana confina con le aspettative del cuore, con i sentimenti più intimi.
 Arricchito da una convincente e articolata PREMESSA, il libro è diviso in due sezioni:  la prima AUTOBIOGRAFIA, raccoglie 9 (nove) pezzi di questo viaggio avventuroso; la seconda da una SILLOGE DI VERSI, comprende tre sezioni: LA FELICITA’ ED ALTRE STORIE, DOPO LA FINE e ULTIME.
 Dalla lettura analitica dell’ Anima vagabonda, emerge un Daniele Giancane impegnato a indagare nel suo archivio mentale, rivolgendo particolare attenzione verso personaggi, avvenimenti e ambienti che si correlano al proprio mondo interiore.
 Tale disposizione lo porta al recupero di un ambiente umano e naturale decisamente diverso da quello attuale, un modello circoscritto per certe caratteristiche, ma continuamente richiamato e vagheggiato, perché già in sostanza più genuino e più umano.
 È il motivo principale tracciato con preziosità idiomatica, con cui arricchisce i componimenti della raccolta intitolata AUTOBIOGRAFIA, dove, pur con qualche eccesso di sentimentalismo, si evidenzia il felice intuito creativo dell’autore di ricostruire atmosfere idilliache del passato, la figura della madre scomparsa […Io ero davvero piccino, lei  mi poneva  con sé nel lettone coniugale e mi raccontava[…], i sogni di bambino, la qualità e il calore dei rapporti con i maestri, il problema religioso, il rapporto con la politica, i gruppi di poesia, il giornalista, la letteratura dell’infanzia. Cito dalla Conclusione: ”Mi pare di aver fatto troppo. Anzi, che non sia davvero io quello che ha prodotto tanto. È stato un avatar, che ho seguito come un fratello maggiore. Un cammino che non è ancora finito”.
 Da quanto detto possiamo rilevare che la ricerca di una identità ottenibile e praticabile, la volontà di riconoscersi in ciò che autentico e umano sono diagnosticati e descritti dallo scrittore con energia di pensiero e di emozioni.
 E così accanto al Daniele Giancane che abbiamo imparato con vivo piacere a conoscere come uomo che si serve della psicologia del profondo per dare visibilità a tutti gli elementi culturali custoditi nella sua mente, esiste un altro di grande sensibilità e immaginazione che si rivela in certi componimenti i cui versi ci danno immediatamente la chiave per interpretare le sue emozioni e i suoi sentimenti.
 Tuttavia, per poter entrare in questo microcosmo costruito ad arte e dare un senso alle possibili aperture necessita essere in consonanza con la voce interiore dell’autore. Quindi, per poter svelare e rendere concreti i suoi pensieri, le sue intenzioni bisogna attraversare con serena attenzione quelli che sembrano i punti più importanti della raccolta e le realistiche chiavi di lettura.
 Seguendo questo itinerario interpretativo, possiamo rilevare che le emozioni e i sentimenti sorgono senza interruzione come in un monologo, di verso in verso con un ritmo serrato, con una voce cristallina e dolce che invita a riflettere sulla realtà offerta all’ occhio vigile dell’essere pensante. È il caso della felicità percepita non come benessere materiale ma un cammino della crescita evolutiva dell’umano verso uno stato di totalità, dove la felicità riconquista la sua dimensione di umano come tale.
 Fermiamoci un attimo su alcuni esempi:
Perché sono felice?
 Perché non ho rimorsi
o rimpianti: avrei potuto,
se la vita fosse andata in altro modo…
se avessi incontrato questo o quello,
se la fortuna mi fosse stata più amica.[…].
e ancora:
Forse è questa atarassia la felicità.
  Il desiderio di non fare nulla
 che porti a qualche fine
(ci sarà una fine, un principio?) […]”.
Segue:
“[…] Alla fine la vinsi ( a più tardi mi dette
        appuntamento)
       ed io fui felice del pericolo scampato”.
Il tono intimo che caratterizzano gli esempi poetici seguenti, non offrono un mondo particolare di rifugiarsi, ma di indicare gli aspetti luminosi dell’ambiente umano, in cui i vari sentimenti s’intrecciano in modo definitivo e la poesia diventa così riflesso della realtà autobiografica e realizzazione di una precisa scelta poetica.
 Il tema dell’amore è il filo costante della raccolta. Il sentimento cantato da Daniele è un amore vero, sincero, quello che ci rende la luce del mattino più splendente di quella che è.
Ama adesso, non dire: lo farò domani,
 oggi sono troppo stanco per regalarmi un po’.
Ama adesso, non rinviare a tempi migliori […]”;
e con tonalità più vibratili:
Tremendo è l’amore!
dai primi fruscii in cui avverti
uno spirito divino alitarti in corpo,
il mondo è luce che stordisce […].
[…] Tremendo, oh sì tremendo è l’amore!”.
Nella raccolta trapelano anche note che comunicano qualche disagio esistenziale:
Come in una nebbia ora discorro del tempo e del lampo:
  sarà il poeta un fingitore o un tenue viaggiatore
  per bizzarri itinerari sempre fuori mano, non
 percorsi da radi mistici e pastori? […]”;
e con convinta solidarietà umana:
“[…] Torno a marciare al fianco dei senza- nulla, alle
         donne infibulate,
         ai gay martoriati, agli sfruttati, ai nuovi schiavi
         nei nostri civilissimi Paesi occidentali […]”.
Infine, in Spoon River Tutto Mio l’autore rivela il bisogno naturale di un continuo contatto umano, la necessità di stabilire un’intensa comunicazione interpersonale, alla
madre scrive:
(Domanda) Perché non mi parli? Perché non mi
   appari
  in un sia pur tenue sogno? […]”.
A un maestro chiede:
Dove sei Maestro? Sei, poi, approdato a
“I Campi Elisei? […]”.
 Dal punto di vista sentimentale, è interessante questa silloge in cui troviamo i rimpianti, le gioie e gli sguardi affettivi e spirituali dei vari personaggi, legati all’autore da vincoli di parentela o di amicizia.
 Allora, nella consapevolezza di trasmettere alle generazioni contemporanee e future degli avvenimenti carichi di elementi autobiografici ed emotivi, Daniele Giancane compie efficacemente l’opera di trasmissione dell’impegno culturale in narrativa  ma anche in documento su cui riflettere,  attraverso uno stile agile ed elegante.
                                                                  Enrico Castrovilli


        

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