La
nuova fatica letteraria di Daniele è un libro diverso da tanti altri volumi
pubblicati in quest’ultimo decennio perché
mette insieme un’agile autobiografia e una silloge di versi. Ciò può
sembrare un modello letterario inusitato. Invece è lo stesso autore che
nell’autopresentazione userà parole di disarmante sincerità per definire il
prodotto del suo spirito: ”E poi, specie
nel mio caso, biografia e poesia coincidono”.
Infatti la sua visione è attenta al recupero
di un passato dove ricordi ed emozioni s’intrecciano quasi miracolosamente
formando un tessuto semantico armonico e di un presente dove la realtà
quotidiana confina con le aspettative del cuore, con i sentimenti più intimi.
Arricchito da una convincente e articolata PREMESSA, il libro è diviso in due
sezioni: la prima AUTOBIOGRAFIA,
raccoglie 9 (nove) pezzi di questo
viaggio avventuroso; la seconda da una SILLOGE
DI VERSI, comprende tre sezioni: LA
FELICITA’ ED ALTRE STORIE, DOPO LA FINE e ULTIME.
Dalla lettura analitica dell’ Anima vagabonda, emerge un Daniele
Giancane impegnato a indagare nel suo archivio mentale, rivolgendo particolare
attenzione verso personaggi, avvenimenti e ambienti che si correlano al proprio
mondo interiore.
Tale disposizione lo porta al recupero di un
ambiente umano e naturale decisamente diverso da quello attuale, un modello
circoscritto per certe caratteristiche, ma continuamente richiamato e
vagheggiato, perché già in sostanza più genuino e più umano.
È il motivo principale tracciato con
preziosità idiomatica, con cui arricchisce i componimenti della raccolta
intitolata AUTOBIOGRAFIA, dove, pur
con qualche eccesso di sentimentalismo, si evidenzia il felice intuito creativo
dell’autore di ricostruire atmosfere idilliache del passato, la figura della
madre scomparsa […Io ero davvero piccino,
lei mi poneva con sé nel lettone coniugale e mi
raccontava[…], i sogni di bambino, la qualità e il calore dei rapporti con
i maestri, il problema religioso, il rapporto con la politica, i gruppi di
poesia, il giornalista, la letteratura dell’infanzia. Cito dalla Conclusione: ”Mi pare di aver fatto troppo. Anzi, che non sia davvero io quello che
ha prodotto tanto. È stato un avatar, che ho seguito come un fratello maggiore.
Un cammino che non è ancora finito”.
Da quanto detto possiamo rilevare che la
ricerca di una identità ottenibile e praticabile, la volontà di riconoscersi in
ciò che autentico e umano sono diagnosticati e descritti dallo scrittore con
energia di pensiero e di emozioni.
E così accanto al Daniele Giancane che abbiamo
imparato con vivo piacere a conoscere come uomo che si serve della psicologia
del profondo per dare visibilità a tutti gli elementi culturali custoditi nella
sua mente, esiste un altro di grande sensibilità e immaginazione che si rivela
in certi componimenti i cui versi ci danno immediatamente la chiave per
interpretare le sue emozioni e i suoi sentimenti.
Tuttavia, per poter entrare in questo
microcosmo costruito ad arte e dare un senso alle possibili aperture necessita
essere in consonanza con la voce interiore dell’autore. Quindi, per poter
svelare e rendere concreti i suoi pensieri, le sue intenzioni bisogna attraversare
con serena attenzione quelli che sembrano i punti più importanti della raccolta
e le realistiche chiavi di lettura.
Seguendo questo itinerario interpretativo,
possiamo rilevare che le emozioni e i sentimenti sorgono senza interruzione
come in un monologo, di verso in verso con un ritmo serrato, con una voce
cristallina e dolce che invita a riflettere sulla realtà offerta all’ occhio
vigile dell’essere pensante. È il caso della felicità percepita non come
benessere materiale ma un cammino della crescita evolutiva dell’umano verso uno
stato di totalità, dove la felicità riconquista la sua dimensione di umano come
tale.
Fermiamoci un attimo su alcuni esempi:
“Perché sono felice?
Perché non ho rimorsi
o rimpianti: avrei potuto,
se la vita fosse andata in altro modo…
se avessi incontrato questo o quello,
se la fortuna mi fosse stata più
amica.[…]”.
e
ancora:
“Forse è questa atarassia la felicità.
Il desiderio di non fare nulla
che porti a qualche fine
(ci sarà
una fine, un principio?) […]”.
Segue:
“[…] Alla
fine la vinsi ( a più tardi mi dette
appuntamento)
ed io fui felice del pericolo scampato”.
Il tono intimo che caratterizzano gli esempi
poetici seguenti, non offrono un mondo particolare di rifugiarsi, ma di
indicare gli aspetti luminosi dell’ambiente umano, in cui i vari sentimenti
s’intrecciano in modo definitivo e la poesia diventa così riflesso della realtà
autobiografica e realizzazione di una precisa scelta poetica.
Il tema
dell’amore è il filo costante della raccolta. Il sentimento cantato da Daniele
è un amore vero, sincero, quello che ci rende la luce del mattino più
splendente di quella che è.
“Ama
adesso, non dire: lo farò domani,
oggi sono troppo stanco per regalarmi un po’.
Ama
adesso, non rinviare a tempi migliori […]”;
e con tonalità più vibratili:
“Tremendo
è l’amore!
dai
primi fruscii in cui avverti
uno
spirito divino alitarti in corpo,
il mondo
è luce che stordisce […].
[…]
Tremendo, oh sì tremendo è l’amore!”.
Nella raccolta trapelano anche note che
comunicano qualche disagio esistenziale:
“Come in
una nebbia ora discorro del tempo e del lampo:
sarà il poeta un fingitore o un tenue
viaggiatore
per bizzarri itinerari sempre fuori mano, non
percorsi da radi mistici e pastori? […]”;
e con convinta solidarietà umana:
“[…] Torno
a marciare al fianco dei senza- nulla, alle
donne infibulate,
ai gay martoriati, agli sfruttati, ai
nuovi schiavi
nei nostri civilissimi Paesi
occidentali […]”.
Infine, in Spoon
River Tutto Mio l’autore rivela il bisogno naturale di un continuo contatto
umano, la necessità di stabilire un’intensa comunicazione interpersonale, alla
madre scrive:
“(Domanda)
Perché non mi parli? Perché non mi
appari
in un sia pur tenue sogno? […]”.
A un maestro chiede:
“Dove
sei Maestro? Sei, poi, approdato a
“I Campi
Elisei? […]”.
Dal
punto di vista sentimentale, è interessante questa silloge in cui troviamo i
rimpianti, le gioie e gli sguardi affettivi e spirituali dei vari personaggi,
legati all’autore da vincoli di parentela o di amicizia.
Allora,
nella consapevolezza di trasmettere alle generazioni contemporanee e future
degli avvenimenti carichi di elementi autobiografici ed emotivi, Daniele
Giancane compie efficacemente l’opera di trasmissione dell’impegno culturale in
narrativa ma anche in documento su cui
riflettere, attraverso uno stile agile
ed elegante.
Enrico
Castrovilli
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