In
un periodo storico come l’attuale, affascinato dall'improvviso riaffiorare -
nei vari ambiti culturali e scientifici-
dell’interesse nei riguardi della dimensione emotiva, ritengo mio dovere
soffermarmi, ancora una volta, su quelle sensazioni corporee, che denotano in
un certo senso il nostro modello comportamentale di essere nel mondo, al punto
d’essere quasi un indirizzo di base per mezzo del quale si organizza la nostra
quotidiana attività vitale.
A proposito, a chi non è mai accaduto di
avvertire una lieve ansietà nel normale viaggio esistenziale o un senso di
malcontento che discreto sguscia di fianco?
Se, infatti, mettiamo particolare attenzione al modo d’essere del nostro
corpo possiamo individuare una tonalità emotiva, anche se inafferrabile e
impossibile da rendere concreta. Durante lo svolgimento delle attività
quotidiane possiamo avvertire uno stato psicofisico tensivo o rilassato,
ottimista o pessimista. Poiché le emozioni e i sentimenti ci attivano pur
conservando i nostri normali impegni coscienti, ciò che avvertiamo dal profondo
del nostro interiore ha la capacità di influenzare il nostro modello
giornaliero di operare e di individuare nell'ambiente circostante.
Insomma, il tono emotivo entra variamente e
continuamente in gioco osteggiando o compensando le nostre preferenze e le
attitudini naturali, ma anche le nostre stesse consuetudini e i nostri modelli
culturali e perfino dottrinali.
È chiaro che, facendo parte del nostro
codice genetico, le tonalità emotive sono elementi necessari della nostra
natura e, quindi, non possono essere evitate. Non esiste un solo stato umano
che non sia in una certa maniera emotivamente intonato: tutte le esperienze
sono orientate dal tono elevato o depresso. Nella nostra vita siamo sempre in
uno stato emotivo, le tonalità non sono alieni che sopraggiungono
accidentalmente e poi se ne vanno, mentre il nucleo psicologico e vitale dell’uomo
si costituisce assolutamente svincolato da esse.
Comprendere l’importanza e la presenza delle
tonalità emotive significa vivere e godere la ricchezza del momento interiore
senza timore di non poterlo gestire; soprattutto liberarsi dall'errata concezione che le emozioni siano elementi nocivi da bandire, da inibire.
A questo punto fare una classificazione
delle varie tonalità non è lavoro facile proprio per le varie sfumature emotive
presenti. Per il filosofo francese Otto Fiedrich Bollnow è auspicabile proporne
una, per poter aprire alla comprensione dei fenomeni psichici stessi. Secondo
la sua visone, si possono avere due raggruppamenti di tonalità: allegre e tristi oppure elevate e depresse.
Allora, nel sentirsi allegri non solo
l’ambiente circostante ci appare accogliente, più ospitale, ma siamo noi stessi
più equilibrati, più riflessivi, più creativi. Tuttavia è interessante notare
che in questo stato mentale di grazia non si rimane fissi nella passività di
sentirsi soddisfatti ma avvertiamo nel contempo una forza contraria che ci
spinge all’ andare oltre.
E poiché non esiste un’azione emotivamente
neutra, noi ci dedichiamo alla lettura di un racconto o di una poesia perché essa non è solo piacevole. Soprattutto
riesce a veicolare emozioni, contenuti e stimoli quando produce piacere e si
prova piacere in quelle situazioni in cui si realizza una relazione empatica,
emotivamente profonda tra lettore e testo. Per cui, il lettore manifesta i suoi
stati emozionali, entra in un processo d’identificazione, e condivide
esperienze ed emozioni.
Passando ora all'analisi delle opere di
alcuni poeti che hanno prodotto le loro migliori composizioni in momenti
particolari di grande tensione emotiva, mi soffermo volutamente sulla
produzione poetica di Vittorio Bodini, la cui poesia è un insieme di immagini,
idee, giudizi e soprattutto di propri stati emotivi, come il dolore, la
speranza, la tristezza, la passione, il coraggio e così di seguito.
Per rilevare e mettere in luce la forma e la
modalità di espressione delle tonalità depresse o quelle tristi, leggiamo e
mettiamoci in relazione empatica con alcuni versi di poesie in cui le tonalità
emotive si manifestano, con varie sfumature, in una serie di effetti infelici,
come in: “La luna dei Borboni 8”.
<< Qui non vorrei morire dove vivere
mi tocca, mio paese
così sgradito da doverti amare;
lento piano dove la luce pare
di carne cruda
e il nespolo va e viene fra noi e
l’inverno>>.
In precedenti interventi dissi che la poesia
di Bodini ha una visione intimistica capace di cogliere le sensazioni
dell’anima e di comunicarle con varie tecniche letterarie. Per comprendere,
quindi, le varie tonalità delle emozioni tristi o depresse bisogna fermarsi a
una comprensione empatica. I versi su citati, quindi, esprimono, con un tono
triste e di profondo dolore esistenziale, la sofferenza psicologica di un
intimo sentimento. La tristezza è il filo rosso della composizione poetica che
consente al poeta di mostrare agli occhi del lettore tutto il suo dolore
psichico per un sentimento controverso.
Questa
atmosfera che non ha mai conosciuto momenti di facile abbandoni, diventa una
riflessione esistenziale di un’anima solitaria tormentata dall'angoscia, dal
dolore metafisico, dal pensiero della morte, come nei versi de La canzone semplice dell’esser se stessi:
<<Provo ad essere solo.
Trovo la morte e la paura>>.
Sono
aspetti tenebrosi e lancinanti dell’agognata solitudine a prendere forma e
visibilità in questi versi oscuri e indecifrabili.
Il precedente climax melanconico si fa più
intenso nei versi che seguono: la paura della imminente morte del poeta è
vissuta e descritta con parole semplici e dolorose. La paura che diventa
<<oscenità>>, e che fa naufragare in un mare di
<<alcool>> persino le memorie più care, come in Nait II:
<<Se
bere un whisky è versarlo
sull'arso terriccio della propria tomba
dove l’oscenità canticchia assassinata
dall'ombra d’un cane o dalla furia della
ragione
trofei d’occhi inespugnati
come fregi di antiche stamperie
si scioglieranno nell'alcool […] >>.
La
poesia, qui, come possiamo osservare, propone due aspetti della morte. Il primo
è la morte ventura del poeta (<<la propria tomba>>); il secondo
definisce la morte
<<l’oscenità>>. A una morte
umiliante, legata alla morte del corpo e dell’anima, si oppone una morte, al
contrario, che
<<canticchia>>. Per questo, più che eccesso di morte i versi
denunciano diverse tonalità di malinconia.
Proseguendo la lettura delle composizioni,
noto che l’io poetico incontra spesso frammenti del quotidiano che rendono
visibili la vitalità delle immagini emotive, le fragili solitudini e pezzi di
ambienti esterni che correlano alle scene interiori.
Nei versi successivi le parole ci danno
immediatamente la possibilità di cogliere le varie tonalità emotive
attraverso gli aspetti caratteristici
dei luoghi, che si trasformano in un canto triste, malinconico di un idioma dal
tono lento, dosato ma non monocorde, che porta in scema gli atti semplici,
rituali del quotidiano di un ambiente ben noto, come in: Foglie di tabacco:
<<Una
funesta mano con languore dai tetti
visita forni spenti, le stalle in cui si
desta
una lanterna o voce impolverata.
Come da un astro prossimo a
morire>>.
Comprendere, dunque, l’importanza della
costante presenza nelle nostre attività quotidiane delle tonalità emotive nelle
loro varie forme d’espressione, significa cogliere e descrivere le tensioni
dell’anima non solo degli artisti, come nella testimonianza sofferta umana e
poetica di Vittorio Bodini , ma di ogni
essere pensante che ha vissuto o vive il
mistero dell’esistenza.
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