giovedì 13 dicembre 2018

LE TONALITA' EMOTIVE UNA RICCHEZZA INTERIORE


In un periodo storico come l’attuale, affascinato dall'improvviso riaffiorare - nei vari ambiti culturali  e scientifici- dell’interesse nei riguardi della dimensione emotiva, ritengo mio dovere soffermarmi, ancora una volta, su quelle sensazioni corporee, che denotano in un certo senso il nostro modello comportamentale di essere nel mondo, al punto d’essere quasi un indirizzo di base per mezzo del quale si organizza la nostra quotidiana attività vitale.
 A proposito, a chi non è mai accaduto di avvertire una lieve ansietà nel normale viaggio esistenziale o un senso di malcontento che discreto sguscia di fianco?  Se, infatti, mettiamo particolare attenzione al modo d’essere del nostro corpo possiamo individuare una tonalità emotiva, anche se inafferrabile e impossibile da rendere concreta. Durante lo svolgimento delle attività quotidiane possiamo avvertire uno stato psicofisico tensivo o rilassato, ottimista o pessimista. Poiché le emozioni e i sentimenti ci attivano pur conservando i nostri normali impegni coscienti, ciò che avvertiamo dal profondo del nostro interiore ha la capacità di influenzare il nostro modello giornaliero di operare e di individuare  nell'ambiente circostante.
 Insomma, il tono emotivo entra variamente e continuamente in gioco osteggiando o compensando le nostre preferenze e le attitudini naturali, ma anche le nostre stesse consuetudini e i nostri modelli culturali e perfino dottrinali.
   È chiaro che, facendo parte del nostro codice genetico, le tonalità emotive sono elementi necessari della nostra natura e, quindi, non possono essere evitate. Non esiste un solo stato umano che non sia in una certa maniera emotivamente intonato: tutte le esperienze sono orientate dal tono elevato o depresso. Nella nostra vita siamo sempre in uno stato emotivo, le tonalità non sono alieni che sopraggiungono accidentalmente e poi se ne vanno, mentre il nucleo psicologico e vitale dell’uomo si costituisce assolutamente svincolato da esse.
 Comprendere l’importanza e la presenza delle tonalità emotive significa vivere e godere la ricchezza del momento interiore senza timore di non poterlo gestire; soprattutto liberarsi dall'errata concezione che le emozioni siano elementi nocivi da bandire, da inibire.
    A questo punto fare una classificazione delle varie tonalità non è lavoro facile proprio per le varie sfumature emotive presenti. Per il filosofo francese Otto Fiedrich Bollnow è auspicabile proporne una, per poter aprire alla comprensione dei fenomeni psichici stessi. Secondo la sua visone, si possono avere due raggruppamenti di tonalità: allegre  e  tristi oppure elevate  e depresse.
 Allora, nel sentirsi allegri non solo l’ambiente circostante ci appare accogliente, più ospitale, ma siamo noi stessi più equilibrati, più riflessivi, più creativi. Tuttavia è interessante notare che in questo stato mentale di grazia non si rimane fissi nella passività di sentirsi soddisfatti ma avvertiamo nel contempo una forza contraria che ci spinge all’ andare oltre.
 E poiché non esiste un’azione emotivamente neutra, noi ci dedichiamo alla lettura di un racconto o di una poesia  perché essa non è solo piacevole. Soprattutto riesce a veicolare emozioni, contenuti e stimoli quando produce piacere e si prova piacere in quelle situazioni in cui si realizza una relazione empatica, emotivamente profonda tra lettore e testo. Per cui, il lettore manifesta i suoi stati emozionali, entra in un processo d’identificazione, e condivide esperienze ed emozioni.
  Passando ora all'analisi delle opere di alcuni poeti che hanno prodotto le loro migliori composizioni in momenti particolari di grande tensione emotiva, mi soffermo volutamente sulla produzione poetica di Vittorio Bodini, la cui poesia è un insieme di immagini, idee, giudizi e soprattutto di propri stati emotivi, come il dolore, la speranza, la tristezza, la passione, il coraggio e così di seguito.
 Per rilevare e mettere in luce la forma e la modalità di espressione delle tonalità depresse o quelle tristi, leggiamo e mettiamoci in relazione empatica con alcuni versi di poesie in cui le tonalità emotive si manifestano, con varie sfumature, in una serie di effetti infelici, come in: “La luna dei Borboni 8”.
 << Qui non vorrei morire dove vivere
       mi tocca, mio paese
       così sgradito da doverti amare;
       lento piano dove la luce pare
       di carne cruda
       e il nespolo va e viene fra noi e l’inverno>>. 
 In precedenti interventi dissi che la poesia di Bodini ha una visione intimistica capace di cogliere le sensazioni dell’anima e di comunicarle con varie tecniche letterarie. Per comprendere, quindi, le varie tonalità delle emozioni tristi o depresse bisogna fermarsi a una comprensione empatica. I versi su citati, quindi, esprimono, con un tono triste e di profondo dolore esistenziale, la sofferenza psicologica di un intimo sentimento. La tristezza è il filo rosso della composizione poetica che consente al poeta di mostrare agli occhi del lettore tutto il suo dolore psichico per un sentimento controverso.
Questa atmosfera che non ha mai conosciuto momenti di facile abbandoni, diventa una riflessione esistenziale di un’anima solitaria tormentata dall'angoscia, dal dolore metafisico, dal pensiero della morte, come nei versi de La canzone semplice dell’esser se stessi:
  <<Provo ad essere solo.
     Trovo la morte e la paura>>.
Sono aspetti tenebrosi e lancinanti dell’agognata solitudine a prendere forma e visibilità in questi versi oscuri e indecifrabili.
 Il precedente climax melanconico si fa più intenso nei versi che seguono: la paura della imminente morte del poeta è vissuta e descritta con parole semplici e dolorose. La paura che diventa <<oscenità>>, e che fa naufragare in un mare di <<alcool>> persino le memorie più care, come in Nait II: 
<<Se bere un whisky è versarlo
   sull'arso terriccio della propria tomba
   dove l’oscenità canticchia assassinata
   dall'ombra d’un cane o dalla furia della ragione
   trofei d’occhi inespugnati
   come fregi di antiche stamperie
   si scioglieranno nell'alcool […] >>.

La poesia, qui, come possiamo osservare, propone due aspetti della morte. Il primo è la morte ventura del poeta (<<la propria tomba>>); il secondo definisce  la morte <<l’oscenità>>.  A una morte umiliante, legata alla morte del corpo e dell’anima, si oppone una morte, al contrario,  che <<canticchia>>. Per questo, più che eccesso di morte i versi denunciano diverse tonalità di malinconia.
 Proseguendo la lettura delle composizioni, noto che l’io poetico incontra spesso frammenti del quotidiano che rendono visibili la vitalità delle immagini emotive, le fragili solitudini e pezzi di ambienti esterni che correlano alle scene interiori.
 Nei versi successivi le parole ci danno immediatamente la possibilità di cogliere le varie tonalità emotive attraverso  gli aspetti caratteristici dei luoghi, che si trasformano in un canto triste, malinconico di un idioma dal tono lento, dosato ma non monocorde, che porta in scema gli atti semplici, rituali del quotidiano di un ambiente ben noto, come in: Foglie di tabacco:    
<<Una funesta mano con languore dai tetti
       visita forni spenti, le stalle in cui si desta
       una lanterna o voce impolverata.
       Come da un astro prossimo a morire>>.
 Comprendere, dunque, l’importanza della costante presenza nelle nostre attività quotidiane delle tonalità emotive nelle loro varie forme d’espressione, significa cogliere e descrivere le tensioni dell’anima non solo degli artisti, come nella testimonianza sofferta umana e poetica  di Vittorio Bodini , ma di ogni essere pensante che ha vissuto o vive  il mistero dell’esistenza.









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