mercoledì 4 febbraio 2015

LIBRI-libri


PROFESSIONE LOLITA di Daniele Autieri.
Sinossi
A quattordici anni Jenny e Lalla si prostituiscono in un appartamento dei Parioli. Lo fanno per i soldi e per la coca. A quindici anni Fairy vomita per essere più magra e meno sola. Per essere ancora più bella. È così insicura che finisce nella rete di K, il fotografo delle minorenni adescate nei quartieri bene. K le convince a fare sesso tra di loro. E scatta. E vende. A diciotto anni Malphas adora le lame, il Duce e CasaPound. Gestisce lo spaccio e la ricettazione nel cuore della capitale. Deve tutto alla camorra e al patto con i bori di Tor Bella Monaca. Poi ci sono loro. Politici, imprenditori, giudici. Affamati di carne giovane e di potere. Pronti a sborsare centinaia di euro per una notte con una minorenne. Poi c'è lui. Il Camaleonte. Il re di Roma. L'uomo a capo dell'associazione a delinquere che ha messo le mani sugli appalti pubblici assegnati dal comune e dalle sue società controllate. Un sistema criminale sul quale indaga il capitano del Nucleo investigativo dei carabinieri Eugenio Marchesi. Cresciuto in borgata e in borgata noto a tutti come Markio, oggi il capitano vuole salvare i ragazzini come un tempo è stato salvato lui. Di notte perlustra le strade della capitale a bordo della sua Cbr 1000, nelle orecchie il Notturno di Chopin, sulle spalle un passato ingombrante che non vuole dimenticare. Le sue indagini lo portano sulle tracce di Lalla, Jenny e Malphas. Lui è l'unico che può salvarli e incastrare i burattinai che giocano con le loro vite.
  Nota critica
Tratto da una recente e ben nota notizia di cronaca romana, il libro mette in evidenza la fragilità psicologica di alcune adolescenti delle scuole della capitale schiave del mito del successo, dell’apparire e di contro gli adulti che si comportano come avvoltoi e i genitori presenti fisicamente ma lontani con la mente. Per queste figlie del consumismo, ribelle e rabbiose, persino il sesso è diventato una merce di scambio, come può essere un vestito, il cibo, il bere, gli stupefacenti. Comportamento al limite della psicopatologia, questo che le protagoniste adottano per cercare di soddisfare il loro vuoto interiore con un qualsiasi oggetto  che  non ha più nulla a che fare con le emozioni, coi sentimenti, con la passione, con la fantasia. Insomma una generazione disperata sul bordo di baratro.
 Se questa è la gioventù d’oggi non bisogna, però, avere paura per il domani, basta che la famiglia in prima persona e la scuola in seconda aiutino i ragazzi/e a capire  come a una emozione tossica – come è (in questo caso) la rabbia  o  la ricerca dell’amore nel brivido dell’avventura– esistono sempre diverse scelte per reagire ad essa e più modalità  di risposta conoscono, più la loro vita può arricchirsi.
                                                                                                       E.C.

 

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